Terapie a base di Cannabis legali nelle Marche: un altro passo verso la legalizzazione nazionale?

7 Agosto 2017
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È di pochi giorni fa la notizia che il Consiglio regionale delle Marche ha approvato all’unanimità una proposta di legge per la dispensazione a carico del Servizio Sanitario Regionale di farmaci e preparazioni magistrali basate su cannabis e principi attivi cannabinoidi. È un grande passo avanti per la sanità marchigiana la quale si pone al passo con altre 11 regioni italiane, tutte rifornite dalle piantagioni dei laboratori militari di Firenze. Ora però è tempo di informare i membri e i lavoratori della sanità regionale in merito alla legalizzazione, soprattutto medici curanti, pediatri e specialisti che sono il ponte tra il mondo della sanità e la popolazione. Infatti l’uso dei medicinali a base di cannabis viene indicato come terapia alternativa basata su un piano terapeutico redatto dalla regione in caso di mancanza di alternative. È necessario ora informare anche le farmacie al fine di rendere il più possibile disponibili i nuovi farmaci, fornendoli anche alle Università delle Marche al fine di favorire la ricerca sugli effetti della terapia a base di cannabis.

Da vari anni infatti in tutto il mondo si stanno svolgendo svariati studi su questi nuovi tipi di farmaco incentrati principalmente sulla terapia del dolore, sia oncologico che non. Infatti il dott. Van Hecke condusse uno studio nel 2013 che accertò come il 20% degli europei soffrisse di dolore cronico, mentre uno studio italiano più recente ha accertato che circa il 21,8% degli italiani soffra di dolore cronico (ovvero superiore ai 3 mesi), dolore associato a malattie reumatiche che può arrivare ad essere una malattia a sé. Rimane però un grande scetticismo soprattutto da parte dei medici di base, dove ancora dilaga un generale disaccordo sull’uso di farmaci oppiacei nel combattere il dolore, favorendo l’uso di antinfiammatori classici. Non è un caso infatti che in Italia l’uso di questo tipo di farmaci sia molto elevato se non a volte spropositato, infatti in altre realtà sanitarie (ad esempio l’Emilia-Romagna) per favorire l’introduzione dei farmaci a base di cannabis si stanno sperimentando terapie multifarmacologiche, ovvero terapie di interazione tra analgesici classici e nuovi farmaci. Tutto ciò però è stato reso possibile dalla legalizzazione della cannabis terapeutica nel 2013 e soltanto 4 anni dopo il Servizio Sanitario Regionale si prende carico della spesa per questi farmaci. Tempi decisamente lunghi, anche se questa è sicuramente una vera rivoluzione per la nostra sanità.

E a livello nazionale il discorso sulle droghe leggere è bloccato in Commissione. Infatti la proposta di legge n°3235, dopo aver superato la Commissione Giustizia, è stata presentata il 16 luglio 2015 e firmata da un intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis (http://www.cannabislegale.org) composto da 218 parlamentari di Pd, M5S, Si e Misto. Dopo essere approdato in aula è stato spedito nella Commissione ad ottobre 2016. In Commissione Bilancio a novembre SI presentò un emendamento proponendo la legalizzazione della cannabis destinando i ricavi stimati in 5 mld di euro alla ricostruzione post-sisma. La proposta di legge dell’intergruppo prevedeva che i maggiorenni potessero detenere una modica quantità di cannabis per uso ricreativo: 15 grammi a casa, 5 grammi fuori casa. Era invece assolutamente vietata la detenzione di cannabis per i minorenni. Autorizzata la coltivazione a casa (fino a un massimo di 5 piante), ma non la vendita del raccolto. Introduzione dei Cannabis social club: agli over 18 residenti in Italia sarebbe stata consentita la coltivazione in forma associata in enti senza fini di lucro (fino a 50 membri). Erano scritte anche regoleprecise anche per quanto riguarda la vendita: previa autorizzazione sarebbe stato possibile coltivarla e lavorarla e la vendita al dettaglio sarebbe avvenuta in negozi dedicati, forniti di licenza dei Monopoli. Assolutamente vietate invece importazione ed esportazione. Il progetto di legge avrebbe consentito l’auto-coltivazione per fini terapeutici e reso più semplici le modalità di consegna, prescrizione e dispensazione dei farmaci a base di cannabis. Invariati rispetto al tabacco i divieti di fumo nei luoghi pubblici (compresi i parchi) e di guida se in stato di alterazione.

Il blocco in Commissione sembra porre uno stop definitivo alla legge, anche se i sondaggi Ipsospubblicati sul sito dell’intergruppo parlamentare indicano che la maggior parte degli elettori sarebbe trasversalmente favorevole alla legalizzazione, prendendo spunto dal modello Usa. Con le elezioni in arrivo a febbraio, perché non inserire questa nel prossimo programma di Governo?

 

Giovanni Eusebi