Sanità e “Fase tre”: Fermo non merita cure?

17 Novembre 2020
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Il fatto

L’ aggravarsi della situazione pandemica su tutto il territorio nazionale ha posto grande pressione sull’ organizzazione sanitaria regionale. In mancanza di evoluzioni positive, la sanità fermana si troverebbe ad affrontare la cosiddetta “fase tre” della prassi ospedaliera in materia di situazioni di emergenza.

Stando alle linee guida del piano pandemico regionale, nella “fase” sopracitata, l’ospedale “Murri” di Fermo consentirebbe l’accesso esclusivamente a pazienti Covid e alle urgenze. Ciò costringerebbe gli altri casi a spostarsi in diverse zone della regione per accedere alle cure, oggetto di diritto fondamentale nel nostro ordinamento. Preoccupazioni, quest’ultime, espresse anche dalla sezione CGIL di Fermo e dal Partito Democratico, con i quali concordiamo.  Le “misure” della Giunta le trovate qui.

Nonostante la richiesta di 40 sindaci del fermano, le uniche contromisure finora adottate da parte della giunta Acquaroli sono state quelle di riaprire due moduli del Covid hospital di Civitanova Marche. In questo caso, inoltre, la Giunta ha chiesto agli ospedali di inviare personale. Dunque, stando alla loro richiesta, ospedali già in difficoltà (tra cui anche il Murri) dovrebbero fornire personale per il nuovo centro covid.

E’ chiaro che il solo Murri al momento (e con l’ingresso in una eventuale fase 3) non può sostenere il servizio ospedaliero regolare che dovrebbe essere garantito ai cittadini. Servizio che sicuramente neanche il nuovo Covid hospital potrà contribuire a garantire. La tutela, a livello regionale, della sanità fermana sembra mancare.

La giunta Acquaroli non sembra aver adottato misure di tutela per un territorio che per le sue capacità funzionali ha già dato molto alla nostra regione. Ci auguriamo vivamente che la posizione già espressa dai 40 Sindaci venga presa in considerazione dalla Giunta regionale. Resta la preoccupazione per una sanità territoriale in forte difficoltà, duramente penalizzata dagli stessi che durante la campagna elettorale promettevano grandi cambiamenti e si affannavano ad inviare comunicati, ergendosi a grandi “rappresentanti della fermanità“. Al momento sembra non siano più così loquaci. Qualcuno evidentemente aveva fin dall’inizio il pensiero verso il Parlamento, altri non è dato sapere.

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