Canto forte libertà

2 Maggio 2016
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C’era un ragazzo di ventotto anni partito dalla sua città, Fiumicello, per inseguire i suoi sogni e i suoi ideali. C’era un ragazzo di ventotto anni, uno studioso con una insaziabile sete di conoscenza e una innata curiosità. C’era un ragazzo di ventotto anni che un giorno scomparve e il cui corpo venne ritrovato martoriato da evidenti segni di tortura molti giorni dopo. C’era un ragazzo di ventotto anni, anzi c’è un ragazzo di ventotto anni che si chiama Giulio Regeni e che vive in ognuno di noi. Ci sono tanti ragazzi e tante persone ora che chiedono ogni giorno giustizia e verità per Giulio, per la sua memoria, per la sua famiglia, per la sua cultura, per la sua curiosità.

Proprio per questo noi Giovani Democratici delle Marche abbiamo deciso di aderire alla campagna lanciata da Amnesty International esponendo in ogni circolo della regione l’ormai tristemente famoso cartello con la scritta “Verità per Giulio Regeni”, perché ormai Giulio è in ognuno di noi, è nei nostri cuori e i suoi ideali e le sue battaglie “camminano sulle nostre gambe”, perché ricordarlo significa anche far conoscere le sue ricerche e i suoi studi, diffondere la conoscenza di quella realtà egiziana che tanto lo appassionava e incuriosiva.

Dottorando alla Cambridge University, Giulio si occupava del tema del lavoro e delle lotte sociali, principalmente di movimenti operai e di sindacalismo in un paese che continua a reprimere i sindacati indipendenti e le libertà di associazione.

Il 25 gennaio 2011 il vento della Primavera Araba irrompe al Cairo con forza puntando gli occhi del mondo su Piazza Tahrir, simbolo della rivolta spontanea e popolare che aveva portato un gran numero di egiziani in piazza per chiedere la fine dell’egemonia del rais Hosni Mubarak. Contestualmente alle manifestazioni contro Mubarak nasce la Federazione egiziana dei sindacati indipendenti per contrastare il monopolio di stato e, con l’aiuto del CTUWS (Centre for Trade Unions and Workers Services), in questo momento di stupefacente “libertà” politica vedono la luce tanti nuovi sindacati.

In seguito alle proteste e alle manifestazioni del gennaio 2011 i due leader sindacali protagonisti delle rivolte di piazza, Kamal Abbas e Kamal Abu Eita, avviano un percorso di ricostruzione del movimento sindacale egiziano indipendente, sviluppatosi poi secondo due diverse modalità di azione e di leadership. Tale divisione però ha fortemente danneggiato il processo di riorganizzazione e la capacità degli stessi sindacati indipendenti di diventare protagonisti a livello nazionale e internazionale. Abu Eita dà infatti vita alla Egyptian Indipendent Federation of Trade Unions (EFITU) mentre Kamal Abbas, concentrandosi maggiormente sulla promozione dei sindacati indipendenti d’impresa a livello locale, crea l’Egyptian Democratic Labour Congress (EDLC).

Con le elezioni presidenziali del 2012 che assegnano la vittoria a Mohamed Morsi, candidato dei Fratelli Musulmani, le due nuove confederazioni di sindacati indipendenti incominciano a non avere più la stessa agibilità politica, soprattutto in seguito alla riabilitazione della vecchia confederazione Eyptian Trade Union Federation (ETUF).

Tuttavia è solo in seguito al colpo di stato guidato dal generale Fattah Al-Sisi, avvenuto nel luglio 2013 che le due confederazioni perdono la già poca agibilità politica e la possibilità di associazione. La dura repressione e la cooptazione attuata dal regime di Al-Sisi hanno difatti impedito la riunione dell’Assemblea generale tenutasi per l’ultima volta prima dell’ascesa del nuovo regime.

Negli ultimi mesi del 2015, in seguito ad un aumento degli scioperi dei lavoratori e dei vari sindacati e ad una collaborazione sempre più forte tra governo e ETUF per contrastare il ruolo dei sindacati indipendenti e marginalizzarli tra i lavoratori, il CTUWS ha lanciato un appello per una riunione delle varie anime del mondo sindacale, per discutere della sempre più complicata situazione in cui si trovano a vivere e agire i sindacati. Una situazione in cui il regime di Al-Sisi attacca e limita sempre di più i diritti dei lavoratori e le libertà sindacali. Da ogni parte dell’Egitto in molti tra attiviste e attivisti hanno risposto all’appello del CTUWS e si sono ritrovati nella giornata dell’11 dicembre 2015 al Cairo con la necessità di delineare un piano a breve termine per far fronte all’urgenza del momento. L’idea che ha guidato l’incontro è stata infatti quella di ricreare unione tra i vari sindacati e di gettare le basi per una campagna nazionale di sensibilizzazione sui temi del lavoro e dei diritti e libertà sindacali, in vista di una assemblea nazionale capace di creare la base per una futura manifestazione unitaria di protesta contro il regime di Al-Sisi.

Questa, in sintesi, è la situazione dei sindacati indipendenti egiziani dalla Primavera Araba ad oggi. Nel suo ultimo articolo, ripubblicato il 5 febbraio scorso da Il Manifesto, Giulio ci ha lasciato questa riflessione, che vale anche come invito:«La strada appare ancora lunga e accidentata, ma è unicamente da questi fermenti sociali che può scaturire la speranza per un Egitto realmente democratico. E gli sviluppi di queste iniziative meritano di essere seguiti con attenzione e vicinanza, anche da questa parte del Mediterraneo. Sono gli stessi sindacalisti egiziani che ce lo chiedono, facendo appello a realtà sociali simili a loro in Italia e in Europa, per sviluppare forme di scambio, solidarietà e cooperazione che possano rafforzarli e incoraggiarli in questa delicata fase storica. Questi esperimenti dal basso potrebbero forse indicare anche a noi nuove traiettorie per un sindacalismo – al contempo combattivo e democratico – al passo con le trasformazioni imposte dalla globalizzazione del ventunesimo secolo».

 

Martina Ortolani