Università marchigiana, un autunno caldo

24 Luglio 2017
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All’orizzonte si addensano nubi su tutti gli studenti e la sessione d’esami autunnale. È stato indetto infatti uno sciopero, che coinvolgerà tutti gli Atenei italiani, per protestare contro il blocco degli scatti stipendiali, fermi al 2011, promosso da più di 5 mila docenti universitari (ma le adesioni ad oggi sono quasi raddoppiate). Queste le modalità: tra il 28 agosto e il 31 ottobre un appello sarà cancellato, nel caso da calendario ne siano previsti due, mentre verrà posticipato di due settimane nel caso sia unico. Nelle Marche ad aderire a questa mobilitazione al momento sono 27 docenti di Uniurb, 22 di Univpm, 13 di Unicam e 9 di Unimc. Una protesta giusta nei contenuti, assolutamente sbagliata nelle modalità: a farne le spese saranno centinaia di studenti che subiranno un rallentamento della propria carriera accademica o non potranno laurearsi, nell’impossibilità di dare l’ultimo esame o di rispettare le scadenze per le sessioni di ottobre. Eppure gli studenti le tasse le pagano proprio per sostenere gli esami: per inciso, tasse universitarie che dal prossimo anno, con l’introduzione da parte del Governo della “No Tax Area” fino a 13 mila euro di Isee e di un’area “calmierata” fino al tetto dei 30 mila euro, che aiuterà giustamente le fasce di reddito più basse, comporterà per contro aumenti della contribuzione per migliaia di studenti e le loro famiglie (vi basterà osservare i nuovi importi che verranno pubblicati in questi giorni dagli Atenei). Aumenti solo in parte rivolti alle fasce abbienti, come sarebbe auspicabile, e solo parzialmente giustificati, visto il fondo ad hoc da 100 milioni stanziati dal Governo e la copertura totale delle borse di studio, richiedibili fino a 21 mila euro di Isee.
Due problematiche, quelle dello sciopero e delle tasse, che stridono con la positiva storia recente: per le Marche infatti l’approvazione dell’Ente unico Erdis, e del Piano regionale 2017/2019, ha significato lasciare alle spalle 20 anni di enti (è proprio il caso di dire) “locali” e di precarietà costante, per cui non era dato sapere quante risorse ci sarebbero state l’anno successivo: diritti, sanciti dall’articolo 34 della Costituzione, sempre in bilico, in balia di assestamenti di bilancio. E se il peggio è alle spalle, il futuro è una scrittura da completare: ad oggi infatti, nonostante la totale copertura delle richieste di alloggio e mensa, basi per lo studente fuorisede con borsa, le risorse non sono state sufficienti per erogare a tutti le quote “liquide”, cioè in denaro: soldi che significano possibilità di acquistare manuali di studio, un abbonamento per il trasporto pubblico per gli studenti pendolari, accesso alla cultura. Il lavoro quindi non manca.
Mi rivolgo perciò ai docenti marchigiani che hanno aderito a questa (ripeto giusta nei contenuti) mobilitazione: non danneggiate gli studenti nel loro percorso, cercate forme alternative di protesta. Perché ad esempio non ritardare di una settimana l’avvio delle lezioni? Perché non chiedere appoggio alle rappresentanze studentesche e sensibilizzare gli studenti sul tema con delle assemblee, che magari sospendano i corsi per alcuni giorni? Due semplici idee, due possibilità.

Se “autunno caldo” deve essere, per usare l’espressione coniata dal più volte segretario del Psi Francesco De Martino, allora troviamoci dalla stessa parte.

Pietro Casalotto

Responsabile Saperi dei Giovani Democratici Marche