Un grazie ed una sedia: UE e strategia italiana. Vogliamo questo?

9 Aprile 2021
218 visualizzazioni

Le situazioni problematiche e le vicende controverse nello scenario politico internazionale sono scaturite nel corso della storia da eventi disparati. Tuttavia al giorno d’oggi, mai ci saremmo aspettati di vedere buona parte del continente in subbuglio per un atto di cortesia e di una sedia. Come si comporteranno l’UE e l’Italia?

Draghi e la Libia

Martedì 6 aprile Il Presidente del Consiglio Mario Draghi si è recato, per la prima trasferta internazionale del suo mandato, in Libia; atto ovviamente non casuale. Ad Ankara è, invece, andata in scena la visita istituzionale del Presidente del Consiglio UE, Charles Michel, e quello della Commissione, Ursula Von der Leyen, al capo di Stato Recep Tayyip Erdogan. Mentre Draghi, tra le altre cose, si è complimentato con la Libia per ciò che fa a livello umanitario nel salvataggio dei migranti, Von der Leyen ha subìto un torto dai padroni di casa. La Presidente è stata fatta accomodare su un divano laterale della stanza d’accoglienza, invece che su una semplice sedia insieme alle cariche di Michel ed Erdogan. Centra molto del modo di fare europeo nella politica estera dell’ultimo decennio in tutto ciò. A noi giovani però sorge spontanea la domanda: questa è l’Europa che vogliamo?

Draghi e le polemiche

Le parole di Draghi hanno suscitato polemiche tra le organizzazioni internazionali impegnate nello scenario libico nel tentativo di contrastare la detenzione nei centri costieri del Paese. Questi centri sono spesso accostati a dei lager, dove i migranti sono tenuti in «condizioni estreme», come ha descritto il funzionario slovacco dell’Onu a Tripoli Jan Kubiš.

«Un salvataggio in mare si conclude solo all’arrivo in un porto sicuro. Se migranti e rifugiati vengono riportati in Libia si tratta di una condanna alla violenza e alla brutalità nei centri di detenzione. C’è poco da essere soddisfatti»


notifica di Medici senza frontiere

La più nota tra le organizzazioni ha criticato il discorso del Premier. Anche vari politici sensibili a questo argomento sono rimasti delusi, come l’europarlamentare Pietro Bartolo, ex medico dei migranti a Lampedusa:

«Cosa fa la Libia per i salvataggi? A noi risulta che quando opera, e spesso supportata dalla logistica dell’europea Frontex, la Libia riprenda i migranti in fuga e li riporti in veri e propri lager».

Pietro Bartolo, europarlamentare

Pessime maniere e protocolli diplomatici

Molto più stupore ha suscitato invece la violazione dei protocolli cerimoniali diplomatici nel fare accomodare Von der Leyen sul sofà laterale. Non semplice dimenticanza, che sarebbe stata facilmente risanabile sul momento, ma atto premeditato. Nel 2015 gli allora presidenti di Consiglio e Commissione, Tusk e Juncker, furono posizionati su sedie di fianco al capo turco. Le possibilità c’erano, prima fra tutte il rifiuto di Von der Leyen di accomodarsi, invece di rimanere basita per poi sedere. Il suo dialogo con Erdogan è stato centrato anche sulle critiche all’uscita turca dalla Convenzione contro la violenza nei confronti delle donne siglata, tra l’altro, ad Istanbul. Per quanto molti preferiscano le cose concrete ai simbolismi, i cerimoniali diplomatici sono atti studiati proprio per evitare problematiche di questo tipo. Così come lei avrebbe potuto compiere un atto di forza attendendo in piedi, Michel avrebbe potuto banalmente cedere la seduta invece di farsi cogliere dall’imbarazzo e dal timore.

La priorità della Libia nella strategia italiana

Mario Draghi accompagnato dal ministro degli esteri Luigi Di Maio sottolinea, con tale visita al presidente ad interim Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh, italianizzato dai media in Dabaiba, la priorità della Libia nella strategia italiana. La delegazione italiana è praticamente atterrata in territorio turco (Tripolitania), dell’ex presidente al-Serraj, la quale parte si scontrerà nelle attesissime elezioni della prossima vigilia di Natale con quello russo (Cirenaica) governato fino a qualche mese fa dal generale Haftar. Il governo di unità nazionale negoziato dall’Onu è l’inizio della ripresa libica. L’Italia sosterrà il Paese a livello diplomatico, economico e di coordinamento sulla crisi migratoria, oltre che per altre questioni come la situazione sanitaria peggiorata dal coronavirus. L’obiettivo reale sono però i giacimenti petroliferi e l’influenza primaria su uno spazio da considerarsi italiano. L’UE nella vicenda libica si è mossa male e divisa, utile solo l’operazione Sophia, che insieme alla marina italiana si occupava anche di addestrare la guardia costiera libica, che al suo interno aveva alcune mele marce (non tutti, è giusto dirlo) che non facevano altro che rispedire in detenzione e torturare i naufraghi salvati.

Dov’era l’Europa?

Allo stesso modo nelle ultime settimane una parte della popolazione si è riversata nelle strade delle cittadine turche per protestare contro l’uscita dalla Convenzione di Istanbul. Gli episodi di violenza da parte di militari e polizia non sono mancati e l’autocrate Erdogan sembra intenzionato a diventare sultano di un impero che era la “Sublime Porta”. In tutto questo marasma l’UE, quella dell’Unione, non ha espresso la solidarietà necessaria, non è voluta rimanere in piedi. Continua anzi a giustificare i miliardi che stanzia alla Turchia per il controllo del flusso migratorio verso i Balcani, dove nella sostanza si paga uno Stato per bloccare i migranti e tenerli in campi profughi. Perché, dunque, continuiamo una trattativa di ingresso dello Stato turco nell’UE quando è evidente che il suo presidente non vi vuole entrare, quando è evidente che l’unica priorità è la potenza su scala internazionale a discapito di numerose popolazioni (vedi armeni, curdi, libici e profughi della rotta balcanica) e quando è evidente che diritti umani basilari come il rispetto della donna sono calpestati?

Un’Europa che i giovani faticano a comprendere

Le due questioni sono il segnale di un’Europa che noi giovani facciamo difficoltà a comprendere, e non di certo per nostra mancanza. Al centro di tutto c’è la tutela di diritti umani. L’Italia può tornare ad essere primo attore nel Mediterraneo che rimane scacchiere geopolitico primario, sfruttando anche la collaborazione con una nuova Libia, ed è auspicabile tale primato arrivi a discapito di altre potenze a cui fa gola quest’area, Turchia e Francia su tutti. Ma non può fare buon viso a cattivo gioco lasciando dietro posizioni dubbie sul dramma dei migranti, al contrario potrebbe essere d’esempio per l’UE. Quest’ultima può divenire simbolo di vera unità perlomeno su questioni umanitarie, ma per farlo serve l’ossimoro di compiere “atti di forza”, assumendo posizioni dure contro paesi autocratici che mancano di progresso nei diritti dei cittadini e che minano la tutela e la sopravvivenza di intere categorie di persone o intere popolazioni. Questa sarebbe l’Europa che vogliamo: forte e benevola allo stesso tempo, stato difficile da raggiungere, ma irraggiungibile se non ci si prova nemmeno. A volte, poi, per creare difficoltà a certi obiettivi bastano un atto di cortesia ed una sedia.