Un calcio al terrore

6 Giugno 2016
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Ci siamo. Il prossimo 10 giugno la nazionale di casa, la Francia, affronterà la Romania dando il via ufficiale ad una delle competizioni sportive più attese dell’anno, gli Europei di calcio. Teatro della partita sarà lo stadio Saint-Denis di Parigi, lo stesso stadio in cui il 13 novembre dello scorso anno, durante l’amichevole tra Francia e Germania, venne avvertito un boato a seguito di un’esplosione che diede inizio a quelli che oggi tutti tristemente ricordiamo come “gli attentati terroristici di Parigi”, nei quali persero la vita 130 persone.

Un bestiale attacco che colpì l’Europa in uno dei suoi luoghi più rappresentativi, gettando nel panico e nell’inquietudine la quotidianità di tutti gli abitanti del Vecchio Continente.

Sembra essere proprio questo, forse, l’obiettivo del terrorismo: indurci a cambiare stile di vita, costringendoci a rinunciare a molte di quelle libertà che sono valori fondanti delle nostre esistenze.

Per questo motivo, una Francia ancora scossa e concentrata anche sui problemi interni (di causa naturale, come l’allerta meteo per la piena del fiume Senna, e sociale, a seguito delle manifestazioni contro la riforma del lavoro, la cosidetta Loi Travail) si accinge ad affrontare una partita decisiva su un doppio campo.

Da una parte, il campo della sicurezza. Data la visibilità internazionale, è ovvio ritenere quella dell’Europeo una vetrina “sensibile” per il rischio terrorismo.

L’allerta è ai massimi livelli, l’ “ètat d’urgence”  (stato d’urgenza) è stato prolungato per tutto il mese di luglio, il dispositivo di sicurezza è stato studiato nei minimi dettagli e sono previste misure eccezionali per garantire agli oltre 2 milioni e mezzo di tifosi previsti di poter godere in tutta tranquillità delle partite. Un buon banco di prova per misurare anche un altro aspetto di primaria importanza per quel sogno che anche noi Giovani Democratici ci siamo impegnati ad invocare parlando di Stati Uniti d’Europa: la cooperazione e la collaborazione tra le intelligence dei vari paesi membri dell’Unione, superando egoismi nazionalistici che purtroppo hanno reso più facile l’attuazione dei terribili obiettivi dei kamikaze.

Dall’altra parte, spetta sempre alla Francia dare un segnale dal forte valore simbolico. La vittima principale di quest’epoca di terrore può essere anche la prima a dimostrare all’Europa come si può tornare alla normalità. E potrà farlo dando risalto a quei valori che lo sport (in questo caso il più seguito, il calcio) ci regala: lo spirito di sacrificio, il gioco di squadra, la possibilità di superare le barriere culturali e mentali che spesso costruiamo per allontanarci gli uni dagli altri, permettendo di toglierci le nostre casacche una volta terminata la leale competizione sul campo e di ritrovarci insieme a festeggiare in quell’atmosfera di colori e sane emozioni che solitamente una kermesse come l’Europeo è solita creare.

Il pallone ufficiale, vero protagonista della manifestazione, ha un nome: Beau Jeu (bel gioco). Speriamo sia davvero lui, e con lui tutti noi, il  vincitore.

 

STEFANO SENESI

Segretario GD Porto Sant’Elpidio