EGALITÉ, FRATERNITÉ, TIENILITÉ

10 Luglio 2017
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A margine dell’incontro tra i ventotto Ministri degli Interni europei, avvenuto giovedì scorso a Tallin, per l’Italia il bicchiere è senza dubbio mezzo vuoto; il vertice estone si è infatti rivelato una delusione per il nostro Paese. I 28 avrebbero dovuto dare una risposta concreta all’emergenza migranti di fronte alla quale Roma si sente sempre più sola.

Se da un lato i paesi sono riusciti a trovare punti di accordo sul potenziamento dei pattugliamenti in Libia e sulla spinosa questione delle ONG, lo stesso non si può dire del tema caldo di questi giorni su cui il ministro Minniti aveva cercato sponde in Europa: la “regionalizzazione” del soccorso, termine tecnico con cui si intende l’apertura dei porti della costa meridionale europea alle navi che recuperano migranti nel Mediterraneo. Come spiegato dallo stesso capo del Viminale, gli altri Stati membri non intendono aprire i loro porti alle navi cariche di richiedenti asilo, mentre concordano su una politica dei rimpatri più dura per i migranti economici.

È evidente la contraddizione che caratterizza questa vicenda, con la maggioranza degli Stati membri che, pur lavorando insieme su altri temi rilevanti della questione, non offre una significativa solidarietà all’Italia nella gestione dell’accoglienza. Le dichiarazioni di Spagna e Francia, con quest’ultima che si allontana da quell’impronta gaullista prima rivendicata e poi evidentemente abbandonata dal neo Presidente Emmanuel Macron, seguite a ruota da quelle dei ministri di Germania, Belgio ed Estonia, sono sintomo di un’Europa che ha perso i principi cardine su cui è stata fondata: la condivisione, la cooperazione, ma soprattutto l’aiuto reciproco nell’affrontare le emergenze come quella attuale degli eccezionali flussi migratori.

Un’Unione che non collabora ad una soluzione su un tema così importante, che di fronte ad un’emergenza fa emergere fratture interne, è un’Unione che non funziona e che difficilmente riuscirà a trovare una sintesi sulle sfide più importanti che la aspettano, senza dimenticare lo spettro dei nuovi populismi che avanzano.

L’Italia non deve smettere di rivendicare il suo diritto a non essere isolata e lasciata sola ad affrontare l’emergenza dell’accoglienza, mentre gli stati europei dovrebbero iniziare ad agire in quanto tali e non “indossare” tale aggettivo solo quando conviene.

Massimo Monda