Scuola Italiana a un secolo dalla riforma Gentile

26 Maggio 2020

La riforma Gentile, firmata dal governo Mussolini nel 1923, può essere considerata alla base dell’attuale sistema scolastico italiano. Tale riforma rimane inalterata fino al 1963 quando viene abolito l’avviamento professionale e nascono le scuole medie unificate.
La scuola è da sempre il luogo della formazione dei giovani, un’istituzione che si prefigge come obiettivo quello di accompagnare l’individuo dall’infanzia alla vita adulta. Un luogo in cui il giovane si fa padrone di quegli strumenti, utili alla sua futura vita, sia lavorativa che non.


“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”

Articolo 1 Costituzione Italiana

La scuola, nel suo compito di formare il lavoratore, diventa la testata d’angolo di quell’edificio democratico che è la nostra Repubblica. Ma oggi la scuola riesce in questo intento? È efficace nel formare i cittadini del domani?

Parlare della scuola come culla dove cresce il cittadino perfetto rimanda, nemmeno troppo velatamente, a regimi totalitari. “Libro e Moschetto Fascista Perfetto” è uno slogan fascista noto a molti, in cui emerge chiaro il ruolo della scuola voluta dal regime per la crescita del cittadino perfetto, ossia il fascista. Questo ideale per nulla collima con i principi democratici, tra i quali, per fortuna, non è presente un modello di cittadino esemplare. La democrazia vive dell’individualità del cittadino, la standardizzazione dell’opinione è la più grande minaccia alla vita democratica.

Un nuovo obiettivo per la scuola


Se dunque, in una democrazia, non possiamo parlare di formazione del cittadino modello, che ruolo deve avere la scuola? Deve limitarsi a fornire le conoscenze tecniche utili a svolgere un’attività lavorativa? La risposta a questa domanda la si potrebbe trovare sempre nella nostra carta costituzionale.

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”

Articolo 4 Costituzione Italiana

Da ciò non è difficile dedurre quello che dovrebbe essere l’obiettivo della scuola pubblica oggi: promuovere le condizioni che rendano effettivo il diritto-dovere al lavoro, avendo come scopo ultimo il progresso materiale o spirituale della società. Chiaramente è un compito difficile, complesso da svolgere, e sicuramente, considerando come la scuola italiana viene trattata attualmente, quasi impossibile da raggiungere. E’ necessario oggi più che mai un nuovo paradigma che dia origine a una scuola nuova, al passo con i tempi e capace di portare a termine questo fondamentale compito.

Gli strumenti che fornisce la scuola sono adeguati?

Quali sono, dunque, i mezzi di cui dotare la scuola per far sì che sia efficace nel “concorrere al progresso materiale o spirituale della società”? Una domanda complessa, che certamente non pretendo di risolvere in questa sede. Tuttavia non vi è dubbio che oggi la scuola non sia del tutto in grado di fornire ai giovani gli strumenti necessari per poter far progredire la società. Il sistema scolastico deve avere necessariamente l’intento, non poco ambizioso, di costruire uno spirito critico nei ragazzi, obiettivo che al momento raramente raggiunge, soprattutto per l’inefficacia di sistemi di insegnamento ancora troppo legati a un passato in cui il nozionismo era una necessità.

Nell’era dell’informatica, il sistema educativo si sta riducendo ad una sterile trasmissione di informazioni, spesso reperibili rapidamente tramite un qualsiasi motore di ricerca. Emerge, invece, una scarsa capacità dei ragazzi di saper gestire, reperire, e collegare le varie informazioni di cui sono a disposizione. Questa incapacità si esplica in moltissimi ambiti della vita quotidiana e si è resa manifesta solo in tempi recenti, ossia da quando ci siamo ritrovati davanti a una quantità di informazioni che nessuno ci ha mai insegnato a gestire con spirito critico e buonsenso. Sono gli stessi ragazzi a rendersi conto per primi che, una volta finita la scuola dell’obbligo, questa non è stata capace di fornirgli strumenti adeguati. Spesso si trovano inermi nell’affacciarsi alla vita lavorativa, oppure nel decidere se e quale carriera universitaria affrontare.

Una riforma necessaria

Abbiamo, davanti a noi, una scuola che in questo secolo si è certamente evoluta. Sarebbe stupido pensare che la scuola del 2020, sia rimasta uguale a quella del 1923. Intorno, tuttavia, il mondo è cambiato a una velocità molto maggiore. Il mondo del lavoro è mutato in maniera radicale e l’Università è riuscita, più probabilmente, a stare al passo con i tempi più efficacemente, rispetto ai gradi di istruzione inferiori. La maggiore autonomia, tipica delle Università, ha dato loro modo di poter rimanere a contatto più stretto con il mondo del lavoro, mentre di contro si è assistito a una profonda spaccatura tra le scuole superiori e ”il mondo dei grandi”.

Gli istituti che volevano essere professionalizzanti, come i tecnici e professionali, non sono riusciti a stare al passo con il mutare della marea. Sempre di più sono i ragazzi che, una volta diplomati, non trovano un impiego per il quale sono stati formati. Questo è solo uno dei molti sintomi che ci dicono che la scuola ha bisogno di una riforma radicale. Perché in quasi un secolo non è mai stata fatta una riforma vera al sistema scolastico?

Al banco degli imputati

Da un lato va considerato quel tipico affetto, morboso, degli italiani per le tradizioni, dove quello per il nostro sistema scolastico, è il più forte. Questo si vede chiaramente in ambito universitario dove, nonostante la riforma del 3+2, le forme e i contenuti del vecchio ordinamento quinquennale sono rimaste. La ferma convinzione, da parte della classe docente, che il sistema precedente fosse migliore, ha fatto sì che una riforma, che voleva essere radicale, sia stata ridotta a una ritinteggiata dei muri.

A questo si aggiunge, in secondo luogo, una scarsa attenzione da parte della classe politica al mondo dei giovani. Negli ultimi decenni, quando i governi, dai diversi colori politici, hanno messo mano all’universo scolastico, lo hanno fatto pensando più all’insegnante che non allo studente. La scuola è una diarchia, dove insegnante e studente giocano ruoli egualmente centrali; porre troppa attenzione ad uno solo dei due attori, porta inevitabilmente al blocco degli ingranaggi. La scuola è una macchina delicata, che necessità di una revisione periodica e costante al motore, e non solo di pezze sulla carrozzeria.

Una riforma “Copernicana”: giovani al centro

I giovani devono tornare al centro dell’attenzione politica. Non è più possibile lasciare il loro parere inascoltato. Una riforma scolastica, la quale è ormai una necessità impellente, non potrà aver luogo in un paese che non considera più i giovani come la forza trainante. Vogliamo davvero accettare che, nella Repubblica Italiana, l’ultima riforma scolastica che metteva al centro i giovani, sia stata firmata dal Re e dal Duce?

La riforma scolastica di questo nuovo millennio, deve necessariamente essere accompagnata da una riforma di tipo civile e sociale, che dia un peso politico vero alla giovane età. Le battaglie che, nelle molte parti d’Italia, i Giovani Democratici, portano avanti, sono il chiaro esempio che esista un’intera generazione che ha voglia di fare politica attiva. Questi ragazzi non aspettano altro di far sentire il loro peso, tramite una riforma del diritto di voto che li possa coinvolgere.

La vera riforma che dobbiamo fare è quella della mentalità. Nel momento in cui, l’intera società capirà che i giovani sono una risorsa e non ”vasi da riempire”, avremmo posto la prima pietra, non solo per la riforma scolastica, ma per una vera rivoluzione ”che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.