Rosatellum poco roseo per i fuori sede

16 Ottobre 2017
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Giovedì 12 ottobre, la Camera dei Deputati ha approvato, con 375 voti favorevoli e 215 contrari, la riforma della legge elettorale che prende il nome di “Rosatellum-bis”. La votazione finale, a scrutinio segreto come permesso dal regolamento dell’assemblea, è giunta dopo ben tre voti di fiducia che il Governo, su pressione della maggioranza, ha posto per accelerare i tempi di approvazione. Si ricordi, infatti, che, dapprima con la sentenza 1/2014 e, poi, con 35/2016, la legislazione elettorale del nostro paese è stata falcidiata dalle censure di incostituzionalità che hanno avuto come risultato la creazione di un sistema elettorale ibrido disciplinato dalla normativa sopravvissuta alla scure della Consulta. A questa situazione, si è tentato di porre rimedio già intorno a maggio di questo stesso anno, con la proposta del “Rosatellum”, nell’originaria versione che prevedeva metà dei deputati e dei senatori eletti in collegi uninominali e l’altra metà in collegi plurinominali con liste bloccate corte. Si sarebbe votato solo il partito, senza la possibilità di costruire coalizioni prima delle elezioni. Constatata l’assenza di una convergenza su questa proposta, nel giugno di questo stesso anno, è stato trovato un accordo in Commissioni Affari Costituzionali della Camera tra le maggiori forze politiche presenti in Parlamento: PD, FI, LN, M5S. La proposta frutto di questa intesa prendeva il nome di “Tedescum” o “Tedeschellum”, anche se le somiglianze con la legge elettorale tedesca erano veramente molto esigue. Si trattava più che altro di un macchinoso sistema puramente proporzionale, che nemmeno garantiva sempre il seggio a chi vinceva nell’uninominale. In pompa magna il Tedescum fu approvato in Commissione, giungendo rapidamente in aula, dove è stato affossato dal voto segreto di alcuni dei deputati dei partiti che sostenevano l’accordo, i quali si erano impegnati a mantenere fermo l’impianto della proposta uscita dalla Commissione. Dopo un’estate travagliata e incerta, si giunge così ai giorni nostri con un nuovo accordo, questa volta senza i cinque stelle. Il Rosatellum-bis prevede alla Camera dei Deputati, 232 collegi uninominali, in cui ogni partito o coalizione può presentare un solo candidato, risultando eletto il candidato che prenda almeno un voto più degli altri. Eccettuati i 12 deputati eletti nella circoscrizione estero, per i restanti 386 seggi viene prevista un’assegnazione con metodo proporzionale, attraverso la costituzione di collegi plurinominali nei quali i partiti stilano delle brevi liste bloccate. L’elettore, quindi, si troverà una scheda elettorale (dotata per la prima volta di uno speciale tagliando adesivo antifrode) nella quale potrà barrare o solamente il partito della coalizione oppure solo il candidato al collegio uninominale. Nel primo caso, il voto dato a uno dei partiti della coalizione si estende automaticamente al candidato al collegio uninominale collegato; nel secondo caso, i voti ottenuti dal candidato vengono ripartiti pro quota ai partiti che lo sostengono. Non è ammesso il voto disgiunto, in linea d’altronde con le precedenti proposte. Al Senato il meccanismo è pressoché identico: i collegi uninominali saranno 102, mentre i senatori eletti nei collegi plurinominali ammonteranno a 207, ai quali si aggiungono, poi, 6 senatori eletti nella circoscrizione estero. Il Rosatellum-bis prevede, inoltre, nuove specifiche soglie di sbarramento: 3% per i partiti, 10% per le coalizioni. Questa legge elettorale è sicuramente ben diversa dal noto Matterellum, il quale prevedeva anche lo scorporo, e sicuramente non è assimilabile a un proporzionale per così dire puro, tenendo conto che circa un terzo dei nuovi parlamentari sarà eletto in collegi uninominali, seppur mediante accordi di coalizione preelettorali tipicamente italiani. Sostenere che questa legge garantirà governabilità è molto azzardato: i più prudenti tra i sondaggisti affermano che, quantomeno, una coalizione dovrà attestarsi intorno al 40%, percentuali analoghe a quelle richieste dal cd. “Consultellum”.

La proposta in questione vede, ancora, la mancanza di un meccanismo che permetta il voto agli studenti fuori sede. Come Giovani Democratici Marche ci siamo spesi molto su questa questione depositando, per il tramite dell’On. Emanuele Lodolini e della Sen. Silvana Amati, due proposte di legge concernenti il conferimento di una delega al Governo per la disciplina del voto agli studenti fuori sede. Suddette proposte sono state presentante nel marzo 2017, in una conferenza stampa che ha visto la partecipazione oltre che dei firmatari, anche della Ministra per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro. Forte è stato l’impegno dei GD per inserire, nelle varie proposte di modifica della legge elettorale, un emendamento sul voto fuori sede, trovando sul nostro percorso non pochi ostacoli procedurali. Tentativi vani, culminati da ultimo con i voti di fiducia, che hanno impedito qualsiasi modifica al testo uscito dalla prima Commissione. Anche se non siamo riusciti a far approvare una modifica sul punto (e viste le condizioni politiche possiamo essere certi che non ci riusciremo nemmeno al Senato), è possibile notare come il tema degli studenti fuori sede si sia imposto nel dibattito politico. Se ne parla sempre di più e le iniziative legislative per regolamentarlo sono molte. Tra queste si annovera anche l’emendamento del Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, l’On. Andrea Mazziotti di Celso. Su sua istanza è stato anche possibile approvare un ordine del giorno che impegna il Governo a trovare una soluzione per garantire l’esercizio del voto fuori sede ai cittadini che studiano o lavorano in un luogo diverso da quello di residenza. I Giovani Democratici insieme a tantissime altre realtà come l’Associazione dei dottorandi e dottori di ricerca, l’Erasmus Students Network, il Forum nazionale Giovani, hanno creato una piattaforma nazionale insieme al Presidente Mazziotti di Celso, per far si che non si spegna l’attenzione su un tema così importante. Per noi Giovani Democratici, il prossimo appuntamento è alla Conferenza programmatica del Partito Democratico a Portici, il 27 ottobre. In questa sede presenteremo la nostra proposta sul voto fuori sede, affinché venga inserita nella prossimo programma di Governo. Ce la metteremo tutta, come abbiamo sempre fatto. Lo dobbiamo ai tanti studenti, ai nostri colleghi e amici fuori sede. Lo dobbiamo alla nostra generazione.

 

Alessandro De Nicola

Responsabile Riforme GD Marche