Peppino Impastato, una lezione di coraggio

9 Maggio 2016
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In concomitanza con l’inaugurazione della sede dei Giovani Democratici di Senigallia, abbiamo deciso di intitolare il nostro circolo “9 Maggio”. Una scelta particolare ed importante poiché non è un giorno a caso, ma una data molto significativa.

Il 9 maggio si celebra infatti la festa dell’Europa: in questo giorno, nel 1950, Robert Schuman presentò il piano di cooperazione economica che segnò, di fatto, l’inizio del processo d’integrazione europea con l’obiettivo di una futura unione federale. Inoltre, il 9 maggio si celebra anche la Giornata della memoria dedicata alle vittime del terrorismo, data scelta proprio perché , nel 1978, fu ritrovato in via Caetani a Roma il corpo dell’allora presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse.

Il ritrovamento del corpo di Moro fu un colpo durissimo che minò le basi stesse della nostra democrazia, un colpo al cuore dello Stato, che offuscò tutte le altre notizie sui giornali dell’epoca. Tra queste ce n’era una in particolare: la morte di un ragazzo di soli 30 anni dilaniato da una bomba in una piccola città siciliana, Cinisi, che rispondeva al nome di Giuseppe Impastato, detto Peppino.
La notizia, in quei pochi quotidiani in cui uscì, passò come un fallito attentato: un radicale di sinistra morto per errore o per suicidio presso la stazione di Cinisi, mentre sistemava una bomba sui binari. Ma la realtà non era questa: la mafia lo uccise per il suo impegno sociale e politico ed inscenò una farsa per gettare fango su di lui.

Impastato era nato in una famiglia mafiosa: il marito di sua zia era Cesare Manzanella, un boss di prima grandezza nel firmamento delle coppole; suo padre, Luigi, era amico del numero uno di Cosa Nostra, Tano Badalamenti (che poi diventerà il mandante del suo assassinio).

In questo complicato clima familiare è cresciuto Peppino, un ragazzo che ha avuto il coraggio non solo di distaccarsi da quell’ambiente, ma di denunciarli pubblicamente e di combatterli sul territorio in cui erano radicati. Per questo va ammirato e ricordato: come cantano i Modena City Ramblers nel brano scritto in suo onore “poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare”.
Peppino, una volta voltate le spalle alla sua famiglia e al potere mafioso, poteva lasciare la sua amata Cinisi e vivere la propria vita, invece decise di rimanere e lottare per la libertà della propria terra, e lo fece utilizzando armi che ai nostri giorni sono desuete o denigrate: la cultura, la lotta politica e le manifestazioni in piazza.

Peppino era convinto che la cultura, non solo della legalità ma intesa in senso lato, avrebbe salvato la propria terra; per questo fondò nel 1975 il circolo culturale “Musica e cultura” per promuovere le attività culturali di Cinisi, occupandosi di ambiente, campagne contro il nucleare ed emancipazione femminile. Una cosa molto attuale è l’utilizzo che fece dei “mass media” dell’epoca per spargere le proprie idee in modo libero: nel 1977 fondò insieme ad altri attivisti Radio Out, un’emittente autofinanziata di controinformazione che denunciava il malaffare mafioso usando l’arma dell’ironia, e nella quale conduceva una trasmissione satirica in cui parlava della mafia in maniera dissacrante.

Oltre a smontare, con la sua radio, l’aurea di superiorità che la mafia si era costruita agli occhi dei cittadini, Peppino organizzava comizi e manifestazioni pubblici dove spiegava alla popolazione cosa stava succedendo nella loro terra, non avendo paura di denunciare mafiosi e politici corrotti. Questo è un coraggio che la mia generazione ha perso: quella di indignarsi, di dimostrare il malaffare che ci circonda mettendoci la faccia. Siamo arrivati ad un punto dove è più facile scrivere un post su facebook o scrivere qualcosa in forma anonima piuttosto che scendere in piazza e far valere i propri diritti. Abbiamo perso il coraggio di protestare, chiudendoci in un silenzio rassegnato o nella codardia che si trova dietro un monitor di un pc.

Infine l’ultima lezione da imparare da questa storia è l’importanza che Impastato dava alla politica per cambiare l’amministrazione collusa, utilizzando la politica nella sua forma più alta, come strumento di miglioramento. Peppino è sempre stato un attivista politico: nel 1965 aderisce al PSIUP, il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria e nel 1978 si candida alle elezioni comunali nella lista di Democrazia Proletaria, elezioni in cui è stato eletto postumo perché ucciso durante la campagna elettorale.
Era convinto di poter cambiare in modo concreto le cose “controllandole da vicino” attraverso l’impegno politico, un termine che in questi anni è stato infangato dal punto di vista dell’opinione pubblica, in parte da qualche politico che l’ha utilizzato solo per i suoi fini, ed in parte dall’ondata di populismo che si è scatenato.
Lo scopo della nostra giovanile è anche questo: fare in modo che la politica torni ad essere considerata come quello che è, ossia il principale strumento democratico per risolvere i problemi del nostro Paese.

Il 9 maggio 1978 è il giorno del suo assassinio, il potere mafioso non si è accontentato di ucciderlo, ma ha anche tentato di infangare la sua persona e la sua memoria. In questo però sono stati sconfitti: la sua lotta è proseguita attraverso il coraggio dei suoi amici, di suo fratello e di sua madre, il cui impegno ha portato all’arresto e alla condanna (anche se dopo decenni) degli assassini e dei mandanti e a conoscere la vera storia di questa figura così importante.

Sono convinto che la nostra generazione può imparare dai sacrifici fatti da un ragazzo di trenta anni barbaramente ucciso per i propri ideali e per la propria voglia di migliorare la situazione della sua città: dobbiamo essere in grado di raccogliere il coraggio di Peppino ed utilizzarlo nella vita di tutti i giorni ed in tutti gli aspetti che non ci piacciono della nostra società.
Per questo abbiamo deciso di intitolare il nostro circolo alla data di un omicidio: per ricordarci costantemente di chi si è sacrificato per seguire la propria idea e a chi dobbiamo ispirarci per affrontare tutte le nostre difficoltà con coraggio.

Michele Carotti
Segretario GD Senigallia