Non banalizziamo il voto

12 Dicembre 2016
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Il referendum mi ha visto schierato sul fronte del NO. Dire schierato e usare il termine “fronte” forse non è proprio il modo migliore per spiegare la mia posizione, visto che ho cercato di farmi convincere fino alla settimana prima del voto della bontà della riforma. Ci ho provato davvero, ma più sentivo coloro che avrebbero dovuto convincermi a votare SI e più mi convincevo a votare NO.

Ma il referendum è passato, tante analisi politiche ho letto e ho sentito, tanti pensieri e ragionamenti ho fatto, tanti altri me ne aspettano e spero di farli tutti con i Giovani Democratici. Perché questo dobbiamo dircelo, i Giovani Democratici sono rimasti l’unico luogo di elaborazione politica all’interno del Partito Democratico, un partito che discute molto, ma quasi mai sui temi e sulle proposte, quasi mai di politica.

I Giovani Democratici approfondiscono, discutono, dibattono e si dividono anche, ma il più delle volte sui temi, quasi mai sulle persone e questo è quello che mi rende orgoglioso di appartenere a questa organizzazione giovanile, che ho visto nascere, che ho visto soffrire, di cui mi onoro di far parte e di cui farò parte almeno per i prossimi anni.

Proprio sulla base di queste virtù della giovanile ho deciso di condividere alcune riflessioni sull’esito dell’ultimo quesito referendario. Perché ho sentito dire che hanno vinto Brunetta, Grillo e Salvini, ma sinceramente ci credo poco, la difesa della Costituzione non è mai stata una prerogativa della destra. Non penso nemmeno abbia vinto la minoranza del PD, di cui non faccio parte sia chiaro. Forse una maggiore condivisione della riforma all’interno del nostro partito avrebbe potuto aiutare, ma questa purtroppo non è una riforma partita dai territori e dai circoli del PD, a chi è stato chiesto un parere? No, non intendo le mille riunioni fatte per fare i comitati del SI, intendo prima che la riforma iniziasse l’iter parlamentare, i livelli territoriali del PD sono stati ascoltati, all’interno del PD c’è stata una vera elaborazione dei contenuti? A me non è sembrato e se un partito non serve a questo, a cosa serve?

E’ stato un voto contro il governo, un voto di pancia. Certamente, anzi forse: forse non ha convinto la storia del governo che aveva fatto e riformato contrapposta a quella che con questo assetto istituzionale non si poteva nè fare nè riformare.

Ma io non lo liquiderei così facilmente, così rapidamente. Correva l’anno 2006, Berlusconi aveva appena preso un sostanziale 50% alle elezioni politiche (19milioni di voti), mentre l’altro 50% era andato a Prodi che ora aveva l’onere di governare con una maggioranza risicatissima. Poche settimane dopo le elezioni politiche, la riforma costituzionale voluta da Berlusconi che aveva appena finito di governare è andata al referendum: una bocciatura netta. Meno del 39% dei voti, pari a 10milioni scarsi di sì.

Anche in quel caso nel nord Italia la differenza non era così netta, prevalse il no di pochi punti percentuali, mentre la riforma venne letteralmente affossata nel sud Italia e nelle isole, dove il sì non arrivò nemmeno al 30% dei consensi. Un’altra analogia del 2006 è che il sì vinse solamente nella circoscrizione estero.

Certo! Dal 2006 ad oggi sono passati 10 anni, l’affluenza superò di poco il 50% e si votò più volte nell’arco di poche settimane. Le differenze sono sicuramente tante, ma anche le similitudini non sono poche.

E se gli italiani avessero veramente votato sulla base della riforma costituzionale e non solo per mandare un messaggio al governo? E se il corpo elettorale del nostro paese fosse molto più maturo di quanto i commentatori politici vogliano farci credere?

Sono interrogativi che mi pongo e vi pongo. Perché quando ho lasciato intuire che avrei votato contro la riforma costituzionale sono stato sommerso dai messaggi su Facebook e sono tanti i democratici, vecchi e giovani, che mi hanno confidato che avrebbero votato come me. Per qualcuno era una questione di tattica e di congressi anticipati, ma incredibilmente la maggior parte erano messaggi di “insospettabili” dai renziani della prima ora a quelli della seconda a qualcuno che addirittura era iscritto ai comitati del sì. Semplicemente in pochi hanno sentito di esprimere liberamente la propria opinione, perché il clima all’interno del nostro partito era tutt’altro che sereno, i falchi hanno tenuto fermi i gabbiani fino al giorno del voto, nel fronte del no, molti voti erano del PD.

Quasi nessuno di quelli che mi ha scritto aveva l’effettiva intenzione di votare Renzi, per la maggior parte di loro il vero intento era quello di difendere la Costituzione, pochissimi facevano effettivamente parte della cosiddetta “minoranza dem”.

Inizio a riflettere sul fatto che gli italiani non lo diano a vedere, ma in fondo in fondo si stanno abituando all’Italia ed iniziano anche a volerle bene, hanno capito prima di tutti che è un problema di giocatori e non di regole del gioco.

La Costituzione è la bibbia laica della nostra Repubblica. I confini di uno stato di fatto non esistono, sono una sovrastruttura che ha creato l’uomo, esattamente come con le varie religioni. E tutte le religioni si abbisognano di luoghi, di riti e di testi… Gli italiani hanno votato per preservare i valori della propria nazione, per preservarne i riti e i luoghi, anche quelli che forse si ritengono meno gradevoli.

Per favore, non banalizziamo il voto.

 

Alberto Bartozzi