La memoria non è il passato

25 Aprile 2016
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“La memoria non è il passato, ma ciò che del passato rimane nel presente delle donne e degli uomini. Nel loro cervello, nelle loro parole, nelle loro emozioni ed anche nelle loro azioni”.

Usare la memoria ci aiuta a illuminare il presente, immaginare il futuro, facendolo in maniera consapevole, scegliendo il viaggio alla deriva, per informare il mondo delle nostre aspettative e delle speranze.

Quando la memoria diviene uno strumento collettivo intellettuale e pratico per interpretare la realtà e per cambiare, possiamo parlare di memoria attiva, ed è questa l’essenza stessa del 25 Aprile.

Giornata di religione civile che unisce una comunità nell’aver cura di un valore e di un simbolo laico. Quel valore è l’atto del liberarsi, nello specifico, il 25 aprile simboleggia la liberazione dall’occupazione nazista, dal regime fascista e dalla guerra.

La Liberazione di 71 anni fa dal nazifascismo segnò la nascita della nostra giovane Repubblica. Dopo tanta distruzione e dolore l’antifascismo fu la prima pietra del nuovo Stato, attorno ad esso si unirono i padri costituenti, trovando il modo di stare insieme, di ricostruire il paese e di porre l’antifascismo alla base del nuovo edificio costituzionale. Ecco perché il 25 aprile non è solo un simbolo, che ci ha unito nel momento più difficile e che deve continuare a unirci oggi, ma un vero e proprio modo con cui guardare il mondo e capirlo. E’ una festa, una solennità per onorare la Resistenza e la Repubblica, oltre ad un’occasione per riflettere su cosa sia rimasto incompiuto, cosa ci divide ancora e cosa ci spaventa.

Nonostante le enormi conquiste democratiche degli ultimi settant’anni, siamo ancora chiamati a riconoscere alcuni dei nemici di un tempo, ieri come oggi, il fascismo come nemico della libertà e con esso, un altro nemico, la guerra. Senza dimenticare quello che significò il conflitto mondiale, la distruzione, la fame di un popolo, oggi abbiamo il dovere di smascherare le nuove forme di fascismo, di violenza e prevaricazione che ogni giorno riaccendono nel mondo vecchi fantasmi e fanatismi.

Eppure sappiamo bene quanto lungo sia l’elenco dei ritardi e delle sorde resistenze che si frappongono fra le aspettative di chi liberò l’Italia e la realtà europea che ci circonda oggi.

Negli ultimi anni abbiamo assistito al riemergere di un tacito razzismo europeo, al costituirsi di una destra xenofoba, identitaria, antisemita, a volte esplicitamente nazifascista; arrivando persino a registrare esponenti nazisti in governi come in Ungheria e Ucraina.

Coltivare la memoria significa vigilare su questi nuovi fenomeni, denunciare l’infiltrarsi di tali argomentazioni nella cultura diffusa di un paese, nei media, nel mare magnum dei social network, progressivamente sempre più saturi di posizioni miopi, populiste e fatte di un nazionalismo ottuso, chiuso al cambiamento e alle nuove sfide europee.

Nel nostro piccolo assistiamo ciclicamente al tentativo di gruppi politici di stampo neofascista, di entrare nelle istituzioni, nei consigli comunali, attraverso il collaudato schema elettorale delle nuove coalizioni di centro destra; partiti felici di raccogliere le loro richieste in cambio di quattro voti, avallano così posizioni xenofobe e revisioniste.

Su questo possiamo e dobbiamo fare di più come giovanile, tenendo alta la guardia e denunciando ogni forma di violenza, al fianco delle associazioni antifasciste e del baluardo democratico costituito dall’Anpi. Sensibilizzare coloro che stanno maggiormente pagando il prezzo di questa crisi, significa contrastare partiti e sigle della destra reazionaria, che altrimenti spingerebbero queste fasce più deboli verso una rigida intransigenza, in grado poi di condizionare anche politiche locali e di comunità.

Questo 25 aprile più degli altri dovrebbe farci riflettere sui nuovi flussi migratori e sulle scelte politiche europee, timide ed inefficienti, disposte ad allontanare il problema, delegandolo ad altri come con la Turchia, ma non ad affrontarli. Si è rinunciato a richiamare alcuni paesi europei contrari a predisporre aiuti umanitari, contrari ad accogliere rifugiati e migranti, arrivando persino a guardare con sollievo i colpevoli paesi, che hanno deciso negli ultimi mesi di costruire nuovi muri, come risposta alle reazioni razziste e xenofobe che venivano dall’interno. Indebolendo la casa europea pensano di salvare la fortezza ma si sbagliano.

Accanto a queste disonorevoli iniziative possiamo però affiancare anche grandi prove di umanità, date da molti paesi e regioni europee, pensiamo alla Grecia, che ancora una volta tra enormi difficoltà si sta dimostrando un faro di civiltà per l’Europa, un popolo generoso e saggio, consapevole di cosa significhi affidarsi al mare come ultima risorsa, verso coste europee sempre troppo lontane. Così come Lampedusa e il meridione italiano, stanno dando un’enorme prova di solidarietà all’Europa e al mondo.

Onorare il 25 aprile serve anche a rilanciare le nostre sfide più importanti, quelle generazionali e non, quelle politiche e sociali, focalizzando l’enorme lavoro che ancora ci attende per una piena realizzazione della nostra Costituzione. Troppi i giovani senza lavoro, senza possibilità di studiare e senza la speranza di un futuro nel proprio paese, troppe ancora le differenze tra nord e sud, troppa la disinvoltura con cui si parla di guerra, troppa l’ipocrisia sulle quotidiane tragedie del Mediterraneo, troppi i vessilli fascisti in Italia ed in Europa.

La forza del 25 aprile serva ad affrontare queste sfide senza timore, con lo slancio e la passione che solo i giovani possono avere, non tirandoci indietro di fronte alle nostre responsabilità e rendendo omaggio ai tanti giovani che fecero la Resistenza e poi la Repubblica, lasciandoci tutto quello che abbiamo.

Lorenzo Montesi