La follia nord-coreana : l’evoluzione dal 38° parallelo ad oggi.

14 Agosto 2017
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Sono passati 64 anni dalla fine del Conflitto tra la Corea del Nord e la Corea del Sud che determinò una delle fasi più acute della Guerra fredda, con il rischio di un conflitto globale e il possibile utilizzo di bombe nucleari. I due paesi subirono la sorte più drammatica del processo di decolonizzazione mondiale, difatti dopo la II Guerra mondiale la Corea venne divisa in due Stati: uno comunista al nord e uno filoamericano a sud a conferma delle due zone di influenza delle superpotenze mondiali, Urss e Usa. Il confine tra le due Coree meglio conosciuto come 38° parallelo vide una destabilizzazione poco dopo la sua creazione: nel 1950 la Corea del Nord invase il territorio della Corea del Sud. L’invasione determinò una rapida risposta dell’ONU: gli Stati Uniti, affiancati da altri 17 Paesi, intervennero militarmente nel tentativo di liberare il paese occupato e, alla fine, rovesciare il governo nordcoreano. Ma fu grazie alla partecipazione della Cina a fianco della Corea del Nord che i belligeranti riuscirono a trovare un accordo e a firmare un armistizio nel 1953, armistizio che da quel momento ha mantenuto inalterata la situazione.

Ci furono enormi conseguenze: oltre ai milioni di morti, alla disperazione e agli immensi danni economici, la guerra di Corea spinse gli Stati Uniti a intensificare la propria azione ostile verso i paesi comunisti. Nel 1951 fu firmato il trattato di pace con il Giappone e fu stipulato il Patto di sicurezza nel Pacifico con Australia e Nuova Zelanda, mentre in Europa si iniziò il riarmo della Germania e aiuti economici furono concessi alla Spagna franchista e alla Jugoslavia, in rotta con l’URSS.

Oggi.

Dal giorno dell’armistizio nonostante le continue provocazioni e minacce da parte della Corea del Nord sia alla Corea del Sud che al Giappone, il confine tra i due Paesi non ha visto il sorgere di nuovi conflitti armati.

Ma già con Kim Jong-il, divenuto leader coreano nel 1994 ( padre di Kim Jong –un ),ci fu un aggravamento dei rapporti con gli Stati Uniti con l’inizio del programma nucleare da parte della Corea del Nord; nello stesso anno Corea del Nord e Stati Uniti tentarono un accordo, l’Agreed Framework, in base al quale Pyongyang si sarebbe impegnato a smantellare il suo programma nucleare in cambio di aiuti da Washington nella costruzione di due reattori nucleari. Tuttavia tale accordo ebbe vita breve e nel 2002 Kim lo rigettò affermando che la Corea avrebbe prodotto armi nucleari a causa della presenza dell’esercito statunitense nella penisola sudcoreana e del peggioramento dei rapporti col Presidente George W. Bush. Il 9 ottobre del 2006 l’Agenzia di Stato nordcoreana annunciò il successo di un test nucleare sotterraneo che costò alla Corea del Nord delle sanzioni da parte dell’ONU.

Il 17 dicembre 2011 morì Kim Jong-il e, successivamente all’annuncio della morte del padre (avvenuta due giorni prima), la televisione di Stato nordcoreana presentò Kim Jong-un come il “grande successore”, invitando la nazione a unirsi intorno al nuovo leader, ufficializzando il completamento del cursus honorum con la successione al padre e al nonno. L’11 aprile 2012 la quarta conferenza generale del Partito del Lavoro di Corea lo elesse primo segretario del partito e nominò segretario generale eterno suo padre defunto Kim Jong-il.

Sono circa 9.732,57 i km di distanza tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti che nelle ultime ore e giorni vedono uno scambio di minacce. Il comune denominatore tra i due leader, quello statunitense, Donald Trump, e quello Coreano, Kim Jong-un, è la demagogia. Agitatori di masse, subdoli e ignari del pericolo a cui stanno andando incontro, i due Leader non nascondono il loro disprezzo reciproco.

La guerra, per ora solo fatta di armi retoriche e verbali, con la corsa a chi la spara più grossa vede da giorni la Corea del Nord rispondere puntualmente a ogni minaccia di Trump che poco dopo replica a tono.

Pyongyang fa sapere che per Ferragosto sarà pronta a colpire le acque tra 30 e 40 km dall’isola Usa di Guam, dove sorgono basi navali e quella dei bombardieri strategici americani, dando una dimostrazione di forze agli Usa dopo le minacce del suo Presidente. Il Giappone preoccupato di un possibile conflitto armato sta procedendo allo schieramento dei missili intercettori dopo le minacce nordcoreane. E la Cina? Da sempre difensore del suo alleato nord-coreano, inizia a dimostrare qualche “accenno” di preoccupazione: dapprima difende l’alleato, poi non pone il veto alle sanzioni durante il Consiglio di sicurezza: la Cina è in evidente difficoltà, apparentemente incapace nell’ultimo periodo di gestire il suo alleato ( o meglio il suo paese satellite).

La guerra fredda in realtà non è terminata, è solo sopita; sta ritornando a galla nel momento più debole che la comunità internazionale sta vivendo. Lo stato islamico, la continua destabilizzazione del Medio Oriente, gli attacchi terroristici, l’avanzare di nuove realtà economiche che spostano l’epicentro dell’economia mondiale, l’estrema destra che guadagna terreno in Europa: esiste un fermento militare che dopo tanti anni di pace chiede sfogo, alimentato dall’isteria e dalle continue provocazioni . Il confine tra pace e guerra è talmente labile che il “Si vis pacem, para bellum” sta prendendo sempre più forma.

 

Anna Morrone