La dura verità

11 Luglio 2016
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Non sapevo come impostare questo intervento… Trovare le parole giuste senza scadere nel banale e nella retorica e allo stesso tempo manifestare la propria indignazione non è semplice. Non è facile neanche trovare il taglio giusto; già sono fin troppi quelli che strumentalizzano tragedie per propaganda politica. Ero alla ricerca d’ispirazione, non per raccontare ciò che è accaduto a  Emmanuel, lo sappiamo, ma per riflettere sulle ragioni e le cause di questa vile aggressione fascista a sfondo razziale. Emmanuel era fuggito dal suo paese, la Nigeria, per sottrarsi al terrore di Boko Haram, e alla fine, nonostante sia scampato a pericoli e tragedie, ha trovato la morte, forse,  nel posto più improbabile: Fermo. Alla fine ho trovato lo stimolo nel modo peggiore. Nel mio consueto giro mattutino in Comune e dintorni sono molti i commenti che ho ascoltato. Quasi tutti contenevano parole cariche di odio e rancore nei confronti della vittima. Sì verso Emmanuel! E non solo… anche nei confronti della moglie, ormai rimasta sola. Ed è da questo che bisogna far ripartire la riflessione, da questa mentalità contorta che si preoccupa di quali potrebbero essere le ripercussioni per se stessi nel caso ci venisse in mente di aiutare qualcun altro. Il razzismo ha trovato un’altra solida radice su cui crescere: prima era l’ideologia, adesso l’ignoranza di cui si è schiavi. Di conseguenza ritorna sulla scena la solita domanda… L’Italia è un paese razzista? Dopodiché seguono le solite risposte forzate volte a trovare una spiegazione a determinati fatti, senza però voler ammettere la dura realtà: Sì, l’Italia è ancora un paese razzista! Rispetto al passato sono cambiati i motivi, ma il germe è sempre lo stesso. Un germe alimentato da coloro che, in Italia e in Europa, fanno sciacallaggio sui temi dell’immigrazione, dell’integrazione, della cittadinanza. Un germe che si nutre della paura, dell’odio e dei falsi miti che quasi ogni giorno vengono sbandierati in TV e sui giornali. Passiamo il tempo a cercare di spegnere i fuochi che altri accendono, a spiegare le condizioni di vita di tutti coloro che provengono da paesi come, in questo caso, la Nigeria. Ad affermare che le conseguenze di un simile sciacallaggio non possono che essere nefaste. E nulla… quando poi le cose accadono davvero eccoci ancora una volta a stupirci e a farci domande. Non potremmo mai risolvere il problema se prima non ammettiamo il problema: l’Italia è razzista e ancora in buona parte fascista. Poi esiste ovviamente l’altra faccia della medaglia, la parte migliore del paese. Una parte più mite, meno chiassosa, più riflessiva, ma che poi è sempre pronta a dare una mano. Coloro che si adoperano in questo senso  sono la cura per quel maledetto germe; rappresentano l’Italia che vuole smettere di essere razzista. Così è stato per il territorio fermano. La comunità di Capodarco è sicuramente un esempio di cooperazione, solidarietà e accoglienza. Poi c’è stata la politica. Si, perché nel fermano non si è mai lasciato da parte il tema dell’immigrazione e dell’accoglienza. Ricordo piacevolmente la battaglia per lo ius soli. In quel periodo coordinavo il comitato provinciale “L’Italia sono anch’io”. Per un lungo periodo di tempo il comitato si adoperò alla raccolta delle firme per chiedere i diritti di cittadinanza (lo ius soli, oggi finalmente approvato in Parlamento), ad organizzare iniziative insieme a gruppi di persone originarie di altri paesi, a cercare di creare una comunità più solidale, più coesa. Ma non basta! Non basta poiché in Italia sono ancora troppe le questione lasciate in sospeso o sottovalutate. E qui potrei dirne molte ma come promesso non voglio entrare troppo nelle questioni politiche. Solo una cosa: per quale motivo dichiarazioni allucinanti da parte di movimenti palesemente xenofobi e fascisti vengono lasciate cadere come se nulla fosse? Credo che una delle emergenze e, allo stesso tempo, una delle basi per vincere questa battaglia culturale sia iniziare ad applicare le leggi. “Apologia di fascismo” o legge Scelba datata 1952. Una legge non applicata o per meglio dire una legge raggirata da sigle alternative volte a nascondere la vera natura di movimenti che senza ombra di dubbio sono tra le cause maggiori del radicamento razzista in Italia. Rimettere le mani sul testo e riadeguarlo alle nostre esigenze odierne sarebbe un bel segnale per dire davvero NO al razzismo e per affermare i nostri princìpi costituzionali. Altre armi non ne abbiamo, rimane la nostra volontà di continuare a promuovere il rispetto, la tolleranza e la multiculturalità. Martedì sera lo faremo in piazza del popolo a Fermo con una manifestazione contro il razzismo e in ricordo di Emmanuel. Partiti di centro-sinistra, sindacati e associazioni si riuniscono per condannare il vile assassinio e per lanciare un messaggio di pace e altruismo.

In questi casi torna in mente sempre la stessa citazione: “Il nazionalismo è quando l’odio verso gli altri supera l’amore per la tua patria, il patriottismo è quando l’amore per il tuo paese e gli altri supera ogni forma di odio”.

Luca Piermartiri