In silenzio, per 142 secondi

24 Agosto 2017
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Vento. Finestre che sbattono.
Gli allarmi delle case e delle automobili.
Il muro che sbatte incessantemente sul ferro del letto.
Aprire gli occhi. La stanza si muove.
Il vento non è vento.
È boato
l’urlo della terra…
“Cazzo, il terremoto” appena sussurrato.
Infilare la tuta, recuperare occhiali portafogli cellulare sigarette.
Pronto. Sotto la porta. Ad aspettare,
come ci insegnano da bambini.
“Ma quando cazzo finisce”.
Silenzio. 142 secondi.
Le scale. Svelti. Fuori.
Il telefono occupato. Poi prende.
Tutto bene. “Minchia che botta”.
I gruppi whatsapp si svegliano. I primi aggiornamenti.
Le prime foto.
“Che disastro”.
Un’altra scossa. Altre telefonate. Altre scosse. L’alba di una notte di terrore. Le sirene dei soccorsi lungo la Salaria. Gli elicotteri. Altre scosse.
I messaggi e le telefonate di compagni e amici vicini e lontani. Altre scosse.
Una cadenza degna della peggiore tortura.
La catena solidale.
Altre scosse.
#insilenzio stamattina, per 142 secondi.
Ci ho provato.
Ma quella notte, anche per chi ha avuto e ha solo la fortuna – e non il merito – di essere nel posto giusto, quella notte è la notte del rumore.
Della testa che rimbomba. Delle orecchie stordite.
Delle sigarette accese. Delle bestemmie strette tra i denti.
Delle lacrime trattenute e ricacciate in gola.
Del cuore che proprio lì, in quel punto che nemmeno pensavi di avere, si spezza.
Prendeteveli 142 secondi di silenzio, da soli.
Fate la conta di quello che vi viene in mente.
Lasciatevi sorprendere dall’apparente sconnessione dei vostri pensieri.
Quante cose si possono fare in 142 secondi?
Quanto può cambiare una esistenza, nel male e nel bene, in 142 secondi?
Guccini scrisse tanti anni fa che “per il dolore è abbastanza un minuto”. Figurarsi più di due minuti.
 
Questa terra rinascerà. Feriti ma mai sconfitti.
 
Francesco Di Vita
Segretario regionale GD Marche