Il silenzio non elimina il problema

28 Novembre 2016
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Il 1° dicembre sarà la giornata mondiale della lotta contro l’AIDS, una malattia che è ancora presente tra noi e lotta contro di noi. L’AIDS, sindrome da immunodeficienza acquisita, è causata dall’HIV, un virus che abbatte il sistema immunitario rendendo l’individuo malato estremamente suscettibile a infezioni e allo sviluppo di tumori. 

Inizialmente si credeva che l’AIDS potesse colpire solo tossicodipendenti o omosessuali e che il semplice contatto con un infetto comportasse il contagio. Questo portò inevitabilmente all’isolamento sociale di questi ultimi. Inoltre, a ciò si aggiunse la convinzione che per essere immuni fosse sufficiente non appartenere ad una di queste due categorie. Ovviamente questo contribuì enormemente alla diffusione del virus. 
Nella storia di questa malattia il 1° dicembre 1991 rappresenta una data storica. Quel giorno, in diretta televisiva, un medico italiano fece una cosa che sconvolse il mondo intero per dare una testimonianza straordinariamente forte di quanto la convinzione che il contagio dipendesse dal semplice scambio di saliva tra un individuo affetto e uno sano fosse falsa. Dopo l’intervento del professor Montagneir a sostegno di tale tesi, il dott. Ferdinando Aiuti si alzò in piedi, andò verso il pubblico e baciò una ragazza sieropositiva. Maria Rosaria Iardino, attuale membro della commissione Aids, ricevette quel bacio che valse più di mille parole. 
Per quanto riguarda le modalità di trasmissione, la cosa fondamentale da sapere è che parliamo di un virus a bassa contagiosità, per cui per essere trasmesso è necessario che sia presente in elevate concentrazioni. Detto ciò, quindi, i mezzi di contagio che meglio rispondono a questa condizione sono il sangue e le secrezioni genitali. Questo è il motivo per cui il professor Montagneir si sbagliava perché, per esserci contagio, è necessario che vi siano lesioni a livello della cute o delle mucose. Un altro interessante aspetto è il cosiddetto “contagio verticale” tra madre e figlio sia durante la gravidanza attraverso il cordone ombelicale sia durante il parto e l’allattamento. Per fortuna ormai la medicina ha fatto passi da gigante e per il bambino i rischi di contrarre la malattia sono minimi. Tra le cause più frequenti di contagio ci sono i rapporti sessuali non protetti e la puntura o il taglio con materiale sporco di sangue infetto.
La medicina corre, ma il virus dell’HIV purtroppo corre più di lei perché è capace di mutare molto velocemente. Poche settimane fa in Inghilterra un uomo di 44 anni è stato dichiarato guarito dall’aids, una grandissima notizia in quanto sarebbe il primo caso al mondo. Tuttavia è necessario usare il condizionale perché solo quando tutto il ciclo di cure sarà definitivamente finito potremo dire con certezza che è guarito.  Comunque, i progressi della scienza e della medicina sono stati notevoli e le aspettative di vita degli ammalati sono drasticamente aumentate. 

Nonostante tutto, vi è ancora molta disinformazione e scarsa conoscenza della sindrome. Solo nel 2015 ci sono stati 3444 nuovi casi solo in Italia. Allora ci sorgono spontanee delle domande: perché la campagna di sensibilizzazione che la comunità scientifica e la società civile stanno portando avanti non riesce ad essere così efficace come si era auspicato? Perché questa sindrome viene ancora vista come un tabù e i malati come individui da evitare nonostante i numerosi progressi medici e conoscitivi in ambito scientifico? Una risposta chiara e semplice forse ora non c’è, ma quello che sicuramente sappiamo è che le armi più potenti che noi ora abbiamo per poter provare a sconfiggere questo male sono la prevenzione e l’informazione. Tutto sta nel capire come utilizzarle al meglio.

 

Nicolò Baldini, Gaetano Iervolino e Giorgia Ricciotti