Il Nuovo Napoleone

28 Agosto 2017
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Le Elezioni L’ascesa di Emmanuel Macron nelle ultime elezioni presidenziali Francesi è stata semplicemente dirompente. Il fondatore del movimento politico “La République En Marche”, che è al governo con la maggioranza assoluta, ha sbaragliato la concorrenza con un opportunismo tanto cinico quanto efficace: ha cavalcato l’onda degli scandali che hanno colpito il Repubblicano Fillon (inizialmente favorito) ed il Socialista Richard Ferrand, ha pedalato con il vento del populismo a favore finendo in testa al primo turno lasciandosi dietro tutti, dalla destra moderata, a quella estrema, passando per la sinistra Europeista e quella Euroscettica ed al secondo turno ha puntato tutto sul sentimento Europeista francese ergendosi come ultimo difensore dell’Unione Europea ed ha inoltre beneficiato degli effetti della paura degli elettori di sinistra di avere Marine Le Pen all’Eliseo, effetti che, oltre a comportare conseguenze anche sull’affluenza la quale ha raggiunto un minimo storico, sono molto simili a quelli che portarono alla vittoria Jacques Chirac nel 2002. Un interessante controsenso è quello per cui Macron durante tutta la campagna elettorale ha fatto leva sul fatto che lui rappresentasse il nuovo rispetto alla vecchia e sporca classe dirigente quando lui stesso era il Ministro dell’economia nel governo uscente di Valls. Sembra quasi superfluo dire che il successo del politico di Amiens, si è ripetuto nelle amministrative subito successive alle legislative.
Il Mandato Emmanuel Macron ha nominato Ministri anche esponenti di altre fazioni politiche come i Socialisti Jean-Yves Le Drian e Gerard Collomb che non sono certo nuovi sullo scacchiere della politica Francese (entrambi già Ministri e tanto altro) ma almeno sono lavati con Perlana. Un altro aspetto della forza di Macron è che è riuscito ad acquisire consensi anche fuori dai confini nazionali, ad esempio in Italia la corrente Renziana del Partito Democratico sembrava essere diventata un suo fan club, la quale affermava che da lui sarebbe rinato un centrosinistra Europeo forte ma fu prontamente smentita dai fatti. Macron nel suo mandato ha lavorato a vantaggio esclusivo della Francia, dimostrando non disaffezione verso l’UE ed i suoi stati membri ma semplicemente disinteresse fino al momento in cui gli fa comodo, tipo in campagna elettorale. Nel primo incontro con Gentiloni ha affermato “Non abbiamo ascoltato abbastanza il grido di aiuto dell’Italia sulle regole sulla crisi dei migranti”, peccato che poche settimane dopo chiude i confini ed i porti persino alle ONG francesi, vittime anch’esse della politica del nuovo inquilino dell’Eliseo il quale dopo aver promesso che lo 0,7% del PIL Francese venisse destinato allo sviluppo ha decretato un taglio di 140 milioni di Euro allo stesso; nazionalizza i cantieri navali di Saint-Nazaire a discapito di Fincantieri che all’asta aveva rilevato i due terzi del capitale sociale appartenuti alla coreana STX, poi fallita; ad una settimana dal suo insediamento afferma riguardo la questione siriana che la priorità è “organizzare una transizione democratica assicurando la stabilità del paese” ritrattando poi completamente le sue idee nemmeno un mese dopo dicendo che la deposizione di Assad non è una priorità. La sua smodata facilità a promettere non trova riscontri non solo per motivi di comodo, ma probabilmente anche perché non è capace: il suo programma conteneva un aumento di stipendio per gli insegnanti e l’aumento dalle 4000 alle 5000 cattedre ma il suo primo provvedimento in materia di istruzione contiene solamente un taglio di 100 milioni di Euro per le università pubbliche ed un altro di 50 milioni per le borse di studio, un po’ come quando ti promettono Pogba e ti danno Kondogbia. I risultati a livello mediatico non sono tardati ad arrivare: record nella quinta Repubblica per il calo di popolarità più drastico.
Ed ora? Cosa fare non per contrastare lui e la Francia ma per far sì che si agisca veramente con una mentalità comunitaria destinata alla creazione di politiche che riescano a portare benefici a tutti gli stati membri? Di sicuro sembra difficile riuscire a farlo con Emmanuel visto che ha tagliato le gambe alla Tobin Tax, tassa ideata dall’unione di più stati dell’Unione Europea, ma soprattutto Germania, Francia ed Italia, per ridurre le disuguaglianze sociali agendo sulle transazioni finanziarie. La storia si ricorda di Napoleone come un generale senza precedenti, che riusciva a riportare vittorie militari, acquisire consensi in patria e non ed a stringere accordi favorevoli, come il Trattato di Campoformio; tendiamo tuttavia a scordarci del poeta Ugo Foscolo, che venne profondamente turbato dalle condizioni dell’armistizio e che divenne orfano di un ideale che Napoleone sembrava rappresentare. Come sempre la storia presenta più punti di vista e come accade sempre più spesso finiamo per ricordarcene solo uno, condannandoci a riviverla.

Arrigo Bellelli