Gay Pride: l’Italia di oggi e l’omosessualità

4 Giugno 2020
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  • Omossesualità nell'Italia di oggi

Avvicinandosi al cinquantunesimo anniversario del Gay Pride è necessario controllare come, allo stato delle cose, questo tipo di eventi abbiano influenzato il nostro modo di vivere e pensare riguardo all’omosessualità.

Il Gay Pride è ormai riconosciuto da tutti come un evento di grande importanza, di coesione e di festa. Si tratta di manifestazioni diffuse ad oggi in tutto il mondo e numerose voci si alzano per sostenerlo o discuterlo.

L’intento di questo umile articolo sarà quindi quello di esaminare, a livello decisamente generale, superficiale e personale, quindi confutabile, come, dopo anni di sensibilizzazione attuata dal Gay Pride, tre particolari componenti della realtà italiana si relazionano all’omosessualità.

Cenni storici sul Gay Pride

Il mese di giugno è tradizionalmente il mese del Pride. Infatti, le sue origini risalgono al lontano 28 Giugno 1968. In quella data, poche ore dopo la mezzanotte, un ennesimo raid della polizia sconvolge lo Stonewall Inn, un locale frequentato per maggioranza da omosessuali e transessuali a New York, nella Christopher Street. In un contesto in cui tali forme di amore venivano o ignorate o represse nacque il movimento LGBT che da lì si sarebbe diffuso.

Nel giugno dell’anno dopo si sarebbe poi svolta la prima vera e propria “marcia“, che fu organizzata il 27 giugno del 1970 a Chicago, dall’associazione Chicago Gay Liberation. Il primo evento italiano invece avvenne a San Remo il 4 aprile 1972.

Per quanto riguarda quest’anno gli eventi sono stati quasi tutti rimandati all’autunno 2020 oppure direttamente al prossimo anno. L’epidemia di CoVid-19 purtroppo ha impedito anche le manifestazioni che fanno riferimento a questo fenomeno per il travagliato anno che stiamo attraversando.

Le Istituzioni Politiche

La misura più importante che il nostro Paese ha adottato per andare incontro all’omosessualità e alle relazioni non convenzionali è stata la cosiddetta “legge Cirinnà”. Si tratta della legge varata dal Governo Renzi nel maggio 2016 che ha composto l’istituto giuridico delle unioni civili. Tale istituto va incontro alla possibilità per le coppie omosessuali di vedere riconosciuta a livello giuridico la propria unione.

Questa legge è stata di certo una svolta sul tema del riconoscimento delle coppie non convenzionali e omosessuali. Rimane il fatto che, nell’aula del parlamento, anche nelle poltrone dell’allora maggioranza era presente una certa avversione verso il riconoscimento di coppie gay o lesbiche. Questo atto infatti evidenzia non pochi limiti e problematiche. L’unione civile purtroppo non riceve lo stesso numero di diritti e lo stesso riconoscimento del matrimonio.

Gli scontri sul tema

Gli scontri sulla “Stepchild Adoption” ed il solo fatto di differenziare anche soltanto a livello letterale unione civile da matrimonio evidenziano diverse problematiche. Agli occhi dell’autore di questo articolo appare chiaro come un certo tipo di rappresentanza politica non per forza di destra per strizzare l’occhio ad una parte di elettorato ostacoli il processo di integrazione dei diritti civili, un progresso che non ha mai fatto male a nessuno. Per non parlare poi dell’attuale centro-destra italiano che, una volta al governo, visto il “capitano” con il rosario ad ogni comizio e la barzelletta del “Genitore 1 e Genitore 2”, potrebbe senza problemi fare delle modifiche alla legge Cirinnà e all’apparato di riconoscimento che in questi anni si è creato.

Le Organizzazioni Religiose

Per affrontare questo tema è necessaria prima una piccola premessa. L’autore di questo articolo, per sua “deformazione personale” crede che in molte religioni, per motivi che in questo articolo non verranno affrontati, ci sia un avversione ingiustificata verso l’omosessualità. Qua sotto verrà discussa la risposta che il Vaticano negli anni ha dato verso il crescere della sensibilizzazione sull’omosessualità. Si tratterà di questa particolare istituzione non per un’avversione personale, ma soltanto per il fatto che quando si parla di morale e religione nel nostro paese, per l’estensione e ampiezza comunicativa, si finisce sempre per riferirsi a tale soggetto.

E’ ovvio come dalle istituzioni religiose e da gran parte dei fedeli vi sia una certa avversione verso tipi di relazione a giudizio di alcuni “innaturali”. Bisogna però constatare come da qualche anno a questa parte la il Vaticano e la Chiesa Cattolica stiano attuando un, seppur lento e limitato, processo di apertura verso tutti quei fenomeni che contrastano con i suoi dogmi.

Le timide aperture di Papa Francesco

Papa Francesco da parte sua sta facendo un davvero apprezzabile lavoro, per quanto limitato, di apertura su temi difficili da affrontare in campo ecclesiastico. Papa Bergoglio, nei limiti dogmatici della religione cattolica, non ha sottovalutato l’evoluzione della società ed ha capito come anche il Vaticano debba intercettare una certa modernità della società a cui vuole fare riferimento. Quello del Pontefice rimane però soltanto una piccola flebile porta aperta verso una questione come quella trattata.

Le opposizioni interne e non

Non si deve però sottovalutare un certo reazionarismo da una parte consistente della base dei fedeli cattolici e delle cariche ecclesiastiche. Non tutti infatti si sono uniti ai percorsi progressivi che ha intrapreso Francesco, a partire dal suo predecessore Benedetto XVI. Il papa emerito tedesco nel 2018 in un’uscita abbastanza infelice paragonò omosessualità e aborto al: “potere spirituale dell’Anticristo”. Per quanto sia una figura di spessore, di rispetto e di grande cultura a volte si pone verso alcuni temi in maniera dura e decisa.

Per far capire invece una certa radicalità presente nel clero cattolico si fanno presenti le parole del vescovo emerito Alberto Maria Careggio. Anche parlando di aborto, il monsignore ha fatto capire il tiro con cui alcuni ambienti cattolici accolgono le novità che gli porge la società: parlando della pandermia di CoVid-19 infatti il porporato definisce epidemia anche gli “oltre sei milioni di aborti legalizzati in tutto il mondo”.

A sostenere queste spinte contrarie e conservatrici ci sono poi vastissime costellazioni di associazioni e fondazioni che si sforzano nel difendere l’indifendibile. A partire da Azione Cattolica (per quanto riguarda la propaganda, non per l’impegno sociale), al discusso Family Day, per poi tornare ad alcuni partiti che inseriscono la morale religiosa nei propri programmi.

L’insensatezza di tali opposizioni fa di certo specie. La stragrande maggioranza del contraddittorio ai diritti civili per gli omosessuali da parte di questi settori infatti perde potenza per il solo fatto che i dogmi religiosi non sono riconosciuti universalmente e non costituiscono nel nostro paese fondamento giuridico.

La società civile, il sentimento popolare, la gente comune

Qualunque definizione si voglia usare, è innegabile che quella che conta alla fine della fiera è l’idea che la “gente” ha di un tema, visto che qualunque istituzione sovraindividuale non ha fondamento senza l’idea individuale. Quest’ultima forse è sintetizzabile con la tanto discussa opinione pubblica. Si tratta di una sintesi del sentimento comune così eterogenea che una divisione in parti sarebbe intellettualmente disonesta.

Per cui è più opportuno capire come la gente si rapporta con l’omosessualità in relazione allo strato sociale. O per lo meno, è il modo più adatto secondo l’autore di questo articolo per non coinvolgere aspetti religiosi o moralistici, provando a fare un ragionamento più puro possibile a riguardo della società civile. Il presupposto per queste considerazioni è che, nell’era post moderna e della post verità, le idee sono così liquide che averne alcune stabili negli stessi individui è molto raro. In sintesi, l’essere umano occidentale si è spinto a rapportarsi verso le idee tramite i propri bisogni primari. E’ un incipit molto opinabile ma verrà usato in modo generalizzato soltanto per trarre delle conclusioni accettabili.

Le condizioni e le discriminazioni

Seguendo questo filo, si può dire che in condizioni di vita in cui le preoccupazioni fondamentali sono soddisfatte ci si possa rapportare verso questioni più alte, più morali. Quindi ci si potrà confrontare sul tema, anche mettendosi in contrapposizione ai diritti civili. Questo però apre almeno la possibilità di interagire col tema e sostenerlo positivamente. Non è d’altro canto impossibile che un soggetto agiato non sostenga la causa dei Gay Pride, di fatti al Family Day a presenziare le conferenze non sono di certo operai o braccianti. Però il concetto di base è che se anche soltanto il confronto esiste c’è la possibilità di parteggiare per una causa.

In situazioni di difficoltà, di cui la società italiana è composta in parte, in vari aspetti è naturale attribuire le proprie difficoltà ad un nemico terzo. Un atteggiamento che si deve capire e da condannare solo in quanto tale, non inserendo nella critica la persona che attua tali procedure. Un nemico terzo può trovarsi, anche grazie alla propaganda di alcuni soggetti politici, nell’omosessuale, oltre che nell’immigrato o nel diverso in generale. Questa potrebbe essere una delle tante motivazioni che portano una persona in stato di degrado a discriminare, un discorso applicabile anche per altre questioni.

Perché sostenere queste cause?

Immaginate un mondo in cui al posto degli omosessuali sono discriminate le persone dai capelli biondi. Una persona vede un biondo per strada e si sente schifato, ma questa persona resta nel suo e rispetta quell’individuo che ha visto in quanto persona. Non esiste che un gusto discriminante di una qualche libertà civile riconosciuta sia portato a livello politico e divenga fondamento giuridico. In Italia abbiamo una cosa che si chiama costituzione che garantisce diritti uguali per tutti e sarebbe un’apocalisse considerare ogni gusto morale, estetico o quant’altro fondamento per la legge.

E’ il compito di ogni cittadino quindi lottare per l’espansione legislativa dei diritti civili e per la sensibilizzazione sul tema e sul Gay Pride.

Bisogna come detto poco sopra scindere il gusto personale o morale dal fondamento giuridico. E’ impensabile poi vedere nell’epoca contemporanea nuclei, anche partitici che incivilmente pongono un gusto, anche condiviso per carità, discriminatorio nei propri intenti e programmi.

E, per concludere, proprio per quanto spiegato nel paragrafo riguardante la società civile occorre unire questa battaglia alle lotte sociali. Perché se la discriminazione è causata anche dal disagio sociale è necessario affrontare tale problema cercando di diminuire il più possibile le difficoltà economiche e sociali che tante persone nel nostro paese affrontano ogni giorno.

Le battaglie per i diritti civili, quindi, devono inequivocabilmente andare a braccetto con quelle per i diritti sociali.

In un periodo di rigurgiti i Gay Pride sono una benedizione.

Nicola Gresta