CON RABBIA E PER AMORE

20 Febbraio 2017
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Domenica 19 febbraio (ieri) era il giorno dell’assemblea.

Non quella nazionale del PD, cioè sì, quella c’è stata e si è sentita, ma mi riferivo all’altra, quella a Civitanova, quella regionale dei Giovani Democratici delle Marche.

Sì, lo stesso giorno, una furbata, certo.

Ma noi la data l’avevamo scelta per primi e anche se l’idea di rimandarla forse è passata per la testa a più di una persona, sentivamo troppo la necessità e la voglia di vederci. E quindi, anche di domenica, la sveglia è suonata presto.

Appena svegli il pensiero è stato pressoché lo stesso per tutti: “Ma tra tutte le passioni di questo mondo, perché mi è capitata proprio quella per la politica? È nociva, pericolosa, estenuante e (la domenica mattina) pure fastidiosa” (o meglio, molti hanno solo imprecato, ma i motivi fondamentalmente erano quelli di cui sopra). Arrivati nella sede del PD di Civitanova, almeno per me, c’è stato un secondo pensiero: “Certo che nelle sedi del partito ci si sente sempre a casa” e subito dopo un terzo pensiero: “Caffè”. Il quarto pensiero, ne sono certa, lo abbiamo avuto tutti, o meglio, tutti meno uno (l’interessato): “Ma possibile che Monaldi non è ancora qui?! Lo avevamo pregato di arrivare in orario”

E pian piano siamo arrivati tutti, perfino Monaldi, e così si è iniziato.

Disposizioni e note tecniche da parte del presidente Marco Pettinari, un graditissimo saluto dell’on. Irene Manzi e del consigliere regionale Francesco Micucci e poi la relazione del segretario Francesco Di Vita. Una grande provocazione e una serie di riflessioni profonde: “Se mi chiedessero cosa ha lasciato il mio partito in questi anni di governo all’inizio tacerei. Abbiamo assistito al fallimento della scommessa del Partito Democratico, si è perso il significato di fare politica, di avere ambizione e di lasciare un segno”. Per poi parlare anche del valore della tessera, in un momento in cui sembra che gli iscritti non portino nessun valore aggiunto e non abbiano un ruolo, se non in sede congressuale. Un passaggio importante sull’importanza dei circoli, per dimostrare che una struttura territoriale è fondamentale. Per poi concentrare l’attenzione sui Giovani Democratici: “Non si può pensare ai GD come a un hobby o come a un dopo-lavoro. Dobbiamo avere l’onestà di dirci chiaramente quello che possiamo e non possiamo fare. Non siamo e non abbiamo bisogno di supereroi. Dobbiamo affermarci come una forza politica, sì interna al partito, ma sincera, schietta e libera di criticare”.

In ultimo, una richiesta e un’esortazione: “Vorrei ascoltare da tutti voi quali sono le vostre motivazioni che vi spingono a credere che il tempo speso in questa organizzazione sia stato tempo ben speso. Per il resto, continuiamo a lavorare come e anche meglio di quanto abbiamo fatto fino ad ora”.

A seguire, tutti gli altri interventi.

Prima i membri della segreteria con delega, poi quelli senza, i segretari provinciali e infine gli altri. L’odg prevedeva che ognuno si esprimesse – in sette minuti, tempi europei un po’ italianizzati – sull’argomento che più percepisse come una priorità. Abbiamo assistito così a un bellissimo momento di confronto, non privo di contrasti (che mi auguro portino alla costruzione di qualcosa), durante il quale si è fatto il punto sul lavoro svolto in questo anno, in cui si è parlato dei progetti e delle ambizioni, in cui abbiamo espresso le nostre opinioni più sincere, le nostre paure, le nostre idee sulla nostra organizzazione e, chiaramente, sul Partito Democratico, specialmente alla luce di quello che sta accadendo in questi giorni.

E quindi ecco il verbale più riassunto della storia (l’intervento del Segretario andava messo più nel dettaglio, le gerarchie serviranno pur a qualcosa) (per coloro che sono intervenuti ieri che stanno leggendo questo pezzo: raga scusate se ho liquidato così il vostro intervento e se ho espresso solo uno dei molti concetti a cui tenevate, ma oh, si chiama sintesi) : Martina Ortolani ha spiegato il progetto sulla 194/78 e quello sulla prevenzione sismica, Massimo Monda quello sui voucher, Pietro Casalotto ha parlato dell’Erdis, Alessandro de Nicola del valore della comunità, nei GD come nel PD, e poi del lavoro sulla riforma costituzionale, portato avanti fino allo scorso dicembre, e di quello attuale per cercare di garantire il voto ai fuori sede.

Giovanni Tartaglia è intervenuto in merito a quanto successo in Europa nell’ultimo anno, Fabio Ragni ha sostenuto che se nel PD mancano rispetto e democrazia allora la scissione è inevitabile, aggiungendo che in questi anni i GD hanno fatto peggio del loro partito, mentre Niccolò Norcini Pala ha criticato il PD regionale, reo di non partecipare ai momenti democratici della Giovanile e di non collaborare con noi GD. Lucrezia Giancarli (io) si è concentrata sui difetti attuali dei GD Marche, invitando tutti i presenti a un esame di coscienza, mentre Lorenzo Montesi, spronando presenti e non ad essere meno buonisti, ha posto il problema di quell’80% di giovani che non si sentono rappresentati da noi, forse anche a causa nostra. Giovanni Monaldi ha riportato la speranza, convinto che i giovanissimi siano interessati alla politica ed è quindi nostro compito coinvolgerli, Silvio Gregorini, dopo aver illustrato il lavoro fatto nella provincia di Ancona, ha espresso il concetto che, più che cercare i voti dei moderati, come molti dicono, dovremmo tornare più a sinistra. Mirco Catini ha chiesto di andare oltre le correnti e concentrarci sulla nostra unità di Partito Democratico, Sebastiano Mazzarini ha portato il saluto della Run di Macerata, Alberto Bartozzi ha esortato a vederci e confrontarci più spesso, Filippo Mosciatti ha chiesto la calendarizzazione degli eventi, per parlare di lavoro, di terremoto, di sicurezza, di scuola e di molto altro, concludendo con una parentesi sugli eventi di questi giorni nel partito (con una poesia carinissima che troverete qui in fondo, quindi dai, finitevi di leggere l’articolo che alla fine c’è una sorpresina. Non andate direttamente alla fine che se lo vengo a sapere ci rimango malissimo!). Stefano Senesi ha declinato il titolo dell’incontro, per rabbia e per amore, sulla sua realtà territoriale, Luca Piermartiri ha parlato di un PD a due velocità, quello al governo e quello come partito, Giorgia Ricciotti ha raccontato della sua esperienza con i Giovani Coraggiosi, Anna Morrone ha ribadito di avere speranza, nonostante la situazione attuale molto peggiore di quella del passato, Tommaso Leoni ha sostenuto che il PD è un partito diviso oggi, così come lo era dieci anni fa, Federico Dari, in ultimo, si è concentrato, come Lorenzo Montesi, su quell’80% di giovani che non ci vuole ascoltare e al quale non sappiamo parlare.

(Questo riassunto più riassunto del mondo è venuto lunghissimo, a questo punto mi viene da interrogarmi su quanto possa essere stata pesante la mattinata in tutta la sua integralità. Siamo dei folli a impiegare così la domenica mattina).

Per chiudere, il segretario ha ripreso la parola in cerca di una sintesi.

È giusto dire a questo punto che una parte dei presenti ha poi scelto di pranzare insieme, incorrendo in uno dei pasti peggiori della storia. Un’attesa interminabile, pochi tiramisù, la zuppa inglese più cattiva della storia. Ma nonostante questo stare insieme è stato, come sempre, bellissimo.

A casa la sera, dopo ogni evento GD, si torna sempre con una convinzione: che siamo dei pazzi, che siamo un gruppo che può fare tanto, che dobbiamo andare avanti, con rabbia e per amore.

Raga siete arrivati fino a qui, non ho parole, grazie mille. Eccovi allora la poesia-premio che vi avevo promesso.

 

“Prima di tutto perdemmo Civati, e fui contento, perché contava poco ed era palloso.

Poi ignorarono Fassina, e stetti zitto, perché non ricordavo CHI fosse.

Poi vennero a sfiduciare Letta, e fui sollevato, perché rappresentava la vecchia politica.

Poi vennero a deporre Marino, e io non dissi niente, perché non ero di Roma.

Un giorno vennero a chiedermi la scissione, ma non c’era rimasto più nessuno nel Partito”.

 

Articolo a firma di Lucrezia Giancarli, Direzione Nazionale dei Giovani Democratici

Poesia di Filippo Mosciatti, Segretario PD di Matelica e Amministratore dei Giovani Democratici delle Marche