Capire per far Capire

23 Maggio 2016
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Come tutti sapranno, martedì 12 aprile 2016, l’Aula di Montecitorio ha dato il suo via libera definitivo alla riforma della Costituzione con 361 voti a favore, 2 astenuti e 7 voti contrari. L’iter di approvazione di questa riforma, iniziato nel 2014, si è districato in due anni di lavoro e sei passaggi parlamentari e la luce verde da parte del Parlamento italiano rappresenta, indipendentemente da come la si pensi, un passaggio storico.

Nella storia repubblicana, in molte occasioni si è messo mano alla Costituzione, il più delle volte con piccole modifiche e aggiustamenti. Solo a partire dagli anni Settanta, si fa prepotentemente strada l’idea di voler cambiare radicalmente l’assetto istituzionale del nostro Paese. Si ricordino pertanto i seguenti tentativi: la Commissione Bozzi (1983 – 1985), la Commissione De Mita-Iotti (1992 – 1994), la Bicamerale d’Alema (1997 – 1998).
In poche occasioni, precisamente due, si è stati veramente ambiziosi. In primo luogo ricordiamo la legge costituzionale 3 del 2001 che – dopo il naufragio della Bicamerale D’Alema e del suo ampio disegno riformatore – sull’onda dell’entusiasmo autonomista di quella legislatura, ha riscritto daccapo il Titolo V ridefinendo il riparto delle competenze tra lo Stato e le Regioni. Il testo del 2001 venne poi definitivamente approvato dagli elettori in un referendum confermativo.
Altro momento importante è poi la Riforma del 2005: promossa dal Governo Berlusconi, introduceva l’idea di “devolution”, il superamento del bicameralismo paritario, l’introduzione di un premierato che ampliava notevolmente i poteri del Governo. Anche in questo caso, in occasione del referendum confermativo del 2006, il corpo elettorale venne chiamato alle urne per approvare o meno il disegno di legge: il risultato fu la bocciatura del testo. Questi sopracitati sono stati gli unici due casi di referendum confermativi nella nostra storia.

All’inizio della XVII legislatura, dopo i tumulti delle elezioni del 2013, si riprova nell’intento di modificare la Carta Costituzionale. Nel giugno di quello stesso anno, Napolitano nomina la commissione di “saggi”, che aveva il compito di proporre al Parlamento e al Governo delle idee e delle riflessioni per avviare finalmente un serio processo di riforma. Dobbiamo ammettere però che il cammino delle riforme costituzionali vede concretamente la propria nascita in questa legislatura, con il Governo Renzi. Il nuovo Esecutivo sembra aver scommesso tutto sulla Costituzione, tant’è che il Presidente del Consiglio è arrivato a legare il proprio destino politico all’approvazione di questa riforma (scelta della quale si potrebbe discutere).

Comunque sia, pur tra le molteplici difficoltà, in due anni si è approvato un testo che modifica più di quaranta articoli della Carta Costituzionale. Le novità introdotte sono numerose: fine del bicameralismo paritario, solo la Camera dei Deputati accorderà e revocherà la fiducia; il Senato non sarà più scelto dagli elettori ma eletto indirettamente dai Consigli Regionali e sarà composto per larga parte dagli stessi consiglieri regionali oltre che da una quota di sindaci e di personalità nominate dal Capo dello Stato; nasce l’istituto del voto a data certa; si mette mano agli strumenti di democrazia diretta quali referendum abrogativo, iniziativa popolare, introducendo altresì gli istituti del referendum propositivo e di indirizzo; cambia il riparto delle competenze tra Stato e le Regioni; si introduce una nuova procedura per la conversione dei decreti legge; nuovi quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica; introduzione dello Statuto delle Opposizioni. Tutto questo in estrema sintesi ovviamente. Degli aspetti tecnici e delle criticità della riforma si potrebbe (e si dovrebbe) parlare per giorni.

La riforma costituzionale voluta dal nostro Governo, sarà sottoposta al vaglio del corpo elettorale il prossimo ottobre. Nei tre mesi che partono dalla pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale, c’è stata e ci sarà una forte mobilitazione per chiedere il referendum confermativo. Decine di deputati e senatori, tanto della maggioranza quanto dell’opposizione hanno già firmato la richiesta. Ora si sta procedendo alla raccolta delle cinquecentomila firme per dare ancora maggiore slancio alla stagione referendaria che, da qualunque occhio la si guardi, sarà sicuramente entusiasmante. E lo sarà ancor di più se riusciremo ad entrare nel merito di questa riforma, non fermandoci agli slogan della propaganda, tentando di fornire dei punti di riflessione concreti.

Come Giovani Democratici delle Marche abbiamo deciso di puntare fin da subito sulla formazione dei nostri iscritti. “Capire per far Capire” sarà il motto del ciclo di incontri di formazione che promuoveremo sul territorio nei mesi di maggio e di giugno, per spiegare nel dettaglio e in modo tecnico la riforma della Costituzione. Ognuno di noi poi farà le scelte che crede, se vorrà aderire ad un comitato sarà libero di farlo. Ma se la giovanile vuole essere un momento di formazione e di crescita, soprattutto in questa fase non possiamo abdicare a questo compito. Ci autoformeremo con le nostre conoscenze, studiando, imparando, rimarcando la nostra curiosità, e coloro che parteciperanno a questi primi incontri di formazione saranno pronti per formare altri iscritti e militanti. Solo dopo esserci (in)formati, saremo pronti per andare a parlare con le persone, convincendole delle nostre posizioni, utilizzando prima ancora degli strumenti della propaganda gli strumenti della conoscenza.

Venerdì 27 maggio si parte con il primo incontro di formazione che si terrà a Chiaravalle (An), alle ore 18, presso la sede del Partito Democratico. Seguiranno gli incontri a Macerata il 31 maggio e Ascoli Piceno il 12 giugno. Questa prima fase di autoformazione si concluderà poi a metà giugno con gli incontri della Federazione di Fermo e di Pesaro Urbino. Infine, prevediamo delle iniziative di respiro regionale, che vedranno il coinvolgimento di docenti universitari e di esperti in materia.

Di certo la formazione non si fermerà agli appuntamenti riportati di sopra. La formazione e l’informazione, su un tema così importante, continueranno fin quando avremo la giusta dose di curiosità e di passione.

Alessandro De Nicola
Resp. Riforma Costituzionale GD Marche